REWIND / Tanto tuonò che piovve

Posted on 9 febbraio 2009

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(malov)

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Esplode l’annunciata inchiesta “Magnanapoli”, che porta all’arresto di quattro assessori comunali e dell’imprenditore Romeo

Il 2 dicembre il presidente della repubblica Napolitano in visita a Napoli incontra una delegazione di lavoratori della Fiat di Pomigliano. Nella fabbrica è scattata la cassa integrazione per un gruppo di operai, che ribadiscono al presidente la loro preoccupazione per il futuro. I dati di dicembre dicono che in Campania quasi duecento aziende metalmeccaniche sono in crisi, 20mila i lavoratori coinvolti. Vanno ad aggiungersi ai 36mila posti di lavoro persi nel primo semestre del 2008. Le maggiori difficoltà riguardano il settore automobilistico e il suo indotto.
Il 3 la Guardia di Finanza sequestra nel porto undicimila gadget del Napoli provenienti dalla Cina, soprattutto sciarpe e bandiere contraffatte con i colori ufficiali e il logo della Società Sportiva Calcio Napoli. Il destinatario della merce, rappresentante legale di una ditta di San Giuseppe Vesuviano, viene denunciato. All’alba del 4 blitz dei vigili urbani a via San Gregorio Armeno per smantellare cinque baracche considerate abusive. I venditori si barricano dietro i banchetti di legno, inalberando striscioni: «Non siete riusciti a togliere la monnezza ora ci volete togliere il lavoro?». Interviene la polizia. Gli altri negozianti abbassano le saracinesche e fanno sparire le bancarelle. Serrata. I turisti vengono dirottati altrove. Alle tre di pomeriggio, la tregua. San Gregorio riaccende le luci. Lo stesso giorno undici arresti a Secondigliano, in zona Oasi del Buon Pastore, una delle piazze storiche dello spaccio nella periferia nord, attualmente controllata dagli scissionisti. Le accuse: associazione per delinquere, traffico e spaccio di cocaina, eroina e kobret, reati aggravati dal fatto di aver agevolato prima il clan Di Lauro e poi, dopo la sconfitta di questo nella faida del 2004, essere passati agli scissionisti dello “spagnolo” Raffaele Amato.
Il 9 trovato morto, forse per il freddo, un uomo tra i 45 e i 50 anni sotto una pensilina in piazza Garibaldi, a pochi passi dalla stazione centrale. L’uomo, di pelle bianca, senza documenti o segni particolari, indossava solo una sciarpa, una giacca e un pantalone. L’11 salta il previsto rimpatrio delle salme dei sei immigrati africani, uccisi a settembre dalla camorra a Castel Volturno. A causa di un disguido burocratico l’ambasciata ghanese non ha ricevuto i fondi e il trasporto dei corpi viene rimandato. «È una vergogna che non abbiano avuto il funerale – commenta il vescovo di Caserta Raffaele Nogaro –. I diritti e la dignità di questi ragazzi e dei loro familiari sono stati buttati nel fango». A fine anno il vescovo Nogaro lascerà dopo diciotto anni la diocesi di Caserta, per raggiunti limiti d’età.
Intanto la stessa sera si inaugura con quattrocento invitati il “Romeo Hotel” di via Marina, nell’ex palazzo della Flotta Lauro e poi del quotidiano Roma. È un cinque stelle extra lusso di proprietà dell’imprenditore Alfredo Romeo, gestore del patrimonio immobiliare del comune, negli ultimi giorni al centro di voci e indiscrezioni per un’inchiesta della magistratura che lo vedrebbe coinvolto con i vertici dell’amministrazione napoletana. Dodici piani, 85 camere, 17 suite, piscina all’ultimo piano, sushi bar “Samurai” e ristorante “Il Comandante”. Sulle scale il busto in bronzo di Achille Lauro e alle pareti un bel po’ di quadri di artisti napoletani contemporanei: Clemente, Fermariello, Lello Esposito, e anche fotografi: Donato, Biancardi, Mariniello, Jodice, Biasiucci e altri – non si salva nessuno.
Il 12 sciopero generale convocato dalla Cgil. Un gruppo di studenti si stacca dal corteo e occupa la sede universitaria di via Mezzocannone 16, rimettendo in discussione le elezioni dei rappresentanti studenteschi in seno agli organi universitari, già slittate due settimane fa per l’occupazione della facoltà di Sociologia. Intanto la quarta Sezione di Corte d’Assise condanna all’ergastolo Cosimo Di Lauro, primogenito del boss Paolo, ritenuto il mandante della morte di Gelsomina Verde, vittima innocente della faida di Scampia, torturata, uccisa e data alle fiamme il 21 novembre del 2004. Nel frattempo il comandante della polizia municipale, il generale Luigi Sementa, è al centro delle polemiche. Il giorno 5 ha convocato nel suo ufficio il giornalista Alessandro Migliaccio del giornale “Il Napoli” e lo ha schiaffeggiato, sostenendo che quest’ultimo avesse pubblicato in un articolo l’indirizzo della sua abitazione. Migliaccio aveva addosso una videocamera nascosta e qualche giorno dopo il video dello schiaffo viene mostrato al Tg3. Il generale Sementa – chi l’avrebbe detto – non si dimette.
Il 13 all’interno dello chalet delle Rose a Mergellina un pregiudicato, Stefano Zinzi, 45 anni, spara all’impazzata per uccidere alcune persone con cui aveva litigato, ma ferisce gravemente due avventori, un ragazzo e una ragazza, 27 e 23 anni, seduti ai tavolini del locale. L’uomo viene arrestato, i due vengono operati e restano in prognosi riservata.
Il 15 slitta l’apertura della discarica di Chiaiano che il premier Berlusconi avrebbe voluto inaugurare con la sua tredicesima visita in città. Invece piove, e Berlusconi resta a casa. I comitati denunciano smottamenti nella cava in seguito alle piogge dei giorni scorsi. Le reti di protezione, dicono, non hanno impedito che le pareti franassero. Lo staff di Bertolaso smentisce e dice che la situazione è sotto controllo, ma due giorni prima la polizia aveva impedito un sopralluogo nella cava all’europarlamentare dei verdi Monica Frassoni e al parlamentare dell’Italia dei valori Francesco Barbato. Il 16 la Fiat annuncia il prolungamento di un mese della cassa integrazione per i cinquemila dipendenti dello stabilimento di Pomigliano. Dovevano rientrare il 12 gennaio, ma la fabbrica resterà chiusa fino all’8 febbraio.
Il 17, finalmente, si scoperchia la pentola. Su richiesta dei pm Vincenzo D’Onofrio, Raffaello Falcone, Pierpaolo Filippelli e del procuratore aggiunto Franco Roberti, il giudice Paola Russo emette tredici ordinanze cautelari: in carcere per l’imprenditore Alfredo Romeo; agli arresti domiciliari per gli altri, tra questi due assessori in carica della giunta Iervolino, Ferdinando Di Mezza e Felice Laudario; gli ex assessori Giuseppe Gambale (che in una intercettazione definisce la Iervolino «completamente scema») ed Enrico Cardillo. La richiesta del pm riguardava anche Giorgio Nugnes, ex assessore sucidatosi il mese scorso, e due parlamentari, Bocchino del Pdl e Lusetti del Pd, per i quali il gip deciderà separatamente. Domiciliari anche per l’ex provveditore alle opere pubbliche di Campania e Molise, Mautone, e per un colonnello della Guardia di Finanza all’epoca in servizio alla Dia, Mazzucco. Dall’esame delle intercettazioni i pm configurano un “sistema Romeo”, ovvero un comitato in grado di assicurare una blindatura dei bandi di gara e appalti milionari per il potente imprenditore. In cambio Romeo elargiva promesse di affidare lavori, commesse o consulenze a ditte o personale segnalato dagli “amici” del Palazzo. Il sindaco Iervolino non si dimette e annuncia un «sostanziale» rimpasto.

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