napoli monitor, un annuario

Posted on 13 febbraio 2009

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(copertina di cyro)

(copertina di cyro)

Dietro questo libro c’è un giornale. Il giornale si chiama «Napoli Monitor». Esce una volta al mese a Napoli e dintorni, ci sono dentro articoli e interviste, disegni e fumetti. I fatti della città e le storie dal mondo. A noi che lo facciamo piace pensarlo come un inventario, un catalogo di fatti, luoghi e persone. Con il mensile, in un anno e mezzo di uscite, abbiamo raccontato il lavoro dei pendolari che vanno al nord e quello al nero nei cantieri di casa nostra; le fabbriche ancora in vita come a Pomigliano e quelle morte e sepolte, ma senza reincarnarsi in niente, come a Bagnoli; la brulicante piazza della stazione e gli spazi abbandonati alla Sanità, a Montesanto, ai Quartieri; le scuole di periferia e quelle di teatro; i senegalesi di Pianura e i rom di Secondigliano; i preti e i camorristi, gli ultras e gli studenti, gli scrittori e i musicisti… Ogni mese cerchiamo di riempire una casella dell’inventario, ma non ci basta mai il tempo. E non sempre riusciamo a essere esaurienti come vorremmo. Il nostro giornale è lo specchio delle sue condizioni produttive, della sua limitatezza di mezzi. Qualche volta facciamo un discreto lavoro e allora abbiamo un paio di giorni per contemplarlo. Il mese dopo quasi tutte le caselle vanno aggiornate. Gli inventari veri non finiscono mai.

In questo libro abbiamo ripreso alcuni di quei temi o altri che non abbiamo ancora toccato. Gli abbiamo dedicato più tempo nell’elaborazione e più spazio sulla pagina. Il libro, mentre si faceva, lo chiamavamo “l’annuario”, perché abbiamo in mente di farne uscire uno ogni anno. Una raccolta di articoli, tra l’inchiesta e il reportage, che descrivano e forniscano informazioni, con particolare attenzione ai modi del raccontare. In questo caso ci interessava meno esprimere un punto di vista omogeneo, che non rendere esplicita la linea narrativa avviata con il giornale. Questo è il filo rosso del libro.

In primo piano c’è Napoli, riferimento inevitabile perché è la nostra città, ma anche perché, nella sua follia e decadenza, è un posto che ci lascia speranza. Un posto in cui – per motivi quasi sempre deteriori – non tutto si è ancora compiuto. La sua lontananza dall’Europa, la sua difficoltà a mettersi al passo con le altre città occidentali, l’inefficacia dei suoi governanti, la sua violenza e “inciviltà” lasciano loro malgrado un campo aperto, un margine d’azione per chi crede in altri modelli. Per questo, oltre a essere un punto di partenza, Napoli è anche un filtro, un metro di paragone; ci consente di leggere nel racconto di altri luoghi, nella descrizione di realtà e problematiche altrui, analisi e insegnamenti sul nostro contesto.

Il titolo del libro è anche uno sberleffo alle etichette in voga sui mass media, al ricorrente esercizio di descrivere Napoli come il luogo degli estremi, alle semplificazioni interessate del partito dei catastrofisti e di quello degli ottimisti. Nella città condannata a cadere e risorgere a intervalli sempre più brevi, adesso il tempo sembra fare il suo giro al contrario. Dall’illusione della rinascita a una crisi senza vie d’uscita. Eppure si resiste, ad ogni catastrofe suggerita e alla persuasione che siamo alla fine di qualcosa. Per andare oltre le etichette l’unico modo è ancora una volta conoscere, descrivere, organizzare. I barbari sono alle porte, ma non sono quelli che vogliono farci credere.

“Chi racconta la città”, avremmo anche potuto chiamarlo. Con il punto interrogativo, o senza.  Questo libro, e il giornale da cui nasce, sono anche la risposta a un’esigenza non soddisfatta.

Il nostro progetto ci impone di fare sempre un passo in più di quello che possiamo permetterci. È l’unico modo di sopravvivere per chi ha scarsi mezzi. Tenere in vita una cosa piccola e sudata come un libro o un giornale non è solo una testimonianza, è una testimonianza attiva. Noi stiamo qui e facciamo queste cose insieme. Quello che pensiamo, il modo in cui guardiamo, le nostre capacità nel rendere esplicito, chiaro, tagliente ciò che vediamo e tocchiamo sono qui allo scoperto. I titoli e gli argomenti potete trovarli nell’indice, o leggere direttamente i capitoli, inutile rievocarli qui. Ogni lettore potrà trovarci quello che manca, secondo il suo avviso. In questo caso, anche per gli autori, quello che manca, quello che sta fuori campo, è altrettanto importante di quello che c’è. E se leggete tra le righe ve ne accorgerete. Ma il nostro libro, al contrario del giornale, non è un inventario. Piuttosto un esperimento. Essere arrivati fin qui ci aiuterà a capire come farlo meglio l’anno prossimo.

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