Bestie a Ravello

Posted on 25 febbraio 2009

0


(malov)

(malov)

Estate di crisi del turismo: prezzi alle stelle, emergenza rifiuti e carenze nei servizi tengono lontani gli stranieri. Ombrelloni chiusi, albergatori che piangono. C’è un unico luogo in Campania ancora pieno di cultura e di stranieri: il festival di Ravello.
Espressione di una cultura arroccata e antipatica, che lontana dai rumori e dai cattivi odori del mondo, gode del distacco e dell’arte. In questo gioiello incastonato tra le montagne della costiera amalfitana, concerti, balletti, cinema, teatro e anche arte contemporanea. Tema ispiratore dell’edizione di quest’anno: la diversità.
La mostra curata da Achille Bonito Oliva spicca per il nome: Intolerance. Nell’introduzione del catalogo il tentativo di riflettere sulle posizioni dell’artista nei confronti di un mondo sempre più dominato dall’intolleranza verso ogni tipo di diversità. Il curatore cita il “De rerum natura” di Lucrezio per definire l’artista come colui che guarda la catastrofe da lontano, e in tal modo universalizza lo sguardo da Ravello sul disastro: «Il ripiegamento in se stesso, che indica un attitudine antisociale, è indispensabile per l’artista che deve organizzare uno scenario personale di catastrofe capace di suscitare per un momento stupore e meraviglia, e forse sospendere per un momento l’angoscia contingente che attanaglia ogni individuo (…), d’altronde per percepire il naufragio è necessario il conforto della distanza».
A questa teoria del disimpegno fa eco Michelangelo Pistoletto, di tutt’altra idea con il buonismo esibito del progetto Love difference. «L’arte, espressione primaria della creatività, assume responsabilità sociale e diventa la bussola che indica la direzione verso cui dirigere la prospettiva della nuova civiltà a dimensione planetaria». Questa l’idea da dibattere attorno al tavolo raffigurante il Mediterraneo, culla delle differenze attorno a cui è nata la civiltà. Anche Paolo Canevari (Roma 1963) ha un approccio geografico; la sua opera Continents mostra i cinque continenti rappresentati da cinque grossi pneumatici a cui sono legati cinque animali. L’Africa è un grosso maiale, l’America un cane, l’Europa un gatto, l’Australia un coniglio e l’Asia un topo. La disposizione dei pneumatici richiama quella degli anelli olimpici. Perché pneumatici? Scarti di automobili tengono legati animali. Perché animali? Uomini imbestiati?
La tematica dell’imbestiamento è presente anche nell’opera di Oleg Kulik, artista e performer ucraino che cammina completamente nudo a quattro zampe abbaiando, ringhiando e mordendo la gente. Purtroppo solo una traccia video documenta il lavoro. Quasi tutte le sue perfomance sono state eseguite in luoghi pubblici e sono state interrotte dalla polizia. La sua opera si chiama: I love Europe, Europe does not love me back. Definisce una caduta consapevole dell’orizzonte umano a seguito della quale perde la posizione eretta, descrive la crisi della cultura contemporanea. Il disastro guardato da lontano sembra essere l’imbestiamento generalizzato.
Nam June Paik nell’opera Cage in cage mette in una gabbia per uccelli un piccolo monitor di una tv. Jimmie Durham, artista e attivista di discendenza Cherokee, Resurrection un sampietrino piantato nel cuore di una vecchia televisione. Yerbossin Meldibekov, My brother, my enemy, due asiatici di profilo con due pistole in bocca se le puntano. Racconta il Kazachistan? O la tendenza alla faida che si ritrova ovunque? (alessandra cutolo)

Annunci
Posted in: recensioni