Hasta la Visa siempre!

Posted on 25 febbraio 2009

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(malov)

(malov)

Centri commerciali giganteschi, architetture megalomani, un’orgia di merci. È lo sviluppo scelto per l’asse Napoli-Caserta, ormai una distesa ininterrotta di cemento. E se i clienti a passeggio nelle piazze artificiali non comprano nulla poco importa

In questi giorni festeggia un anno di vita il Centro Commerciale Campania di Marcianise, presentato dodici mesi fa come il più grande d’Italia, prima che aprisse i battenti a pochi chilometri di distanza il gigantesco Vulcano Buono di Nola. Grazie a una campagna mediatica senza precedenti, il Vulcano Buono si è staccato rapidamente di dosso l’ingom-brante e obsoleto brand di centro commerciale. Infatti, la definizione con la quale i responsabili del marketing amano definire la loro creatura è quella chic di “centro servizi”, in quanto mette a disposizione della clientela una gamma di servizi molto più ampia, come la ricezione alberghiera, la sala congressi, nonché il recentemente inaugurato spazio benessere, munito di piscina, solarium e palestra.
In definitiva, nonostante le parole e le sottili differenze, il Campania e il Vulcano Buono sono degli enormi spazi dove acquistare cose e servizi. Anche se pare che gli affari non procedano a gonfie vele, o almeno non con il botto come speravano i due management – uno di estrazione fiamminga, l’altro di casa nostra – vista la qualità e la quantità degli investimenti. Soprattutto al Vulcano Buono, dove la navetta gratuita che convoglia quotidianamente i clienti sul City Sightseeing da Napoli è spesso vuota, con vette di presenze che raramente superano le dieci unità.
Come mi conferma uno degli autisti del City Sightseeing (lo stesso che scarrozza i turisti nello smog cittadino e che i napoletani sono soliti osservare con aria indicibilmente stupefatta), il servizio navetta è poco frequentato perché la gente preferisce usare l’auto. Lo capisco. Arrivare fino a Nola, caricarsi di buste, pacchi e quant’altro e poi non poter scaricare tutto direttamente nel proprio garage, o sotto il palazzo, intaccherebbe il senso di benessere e l’identità dell’acquirente visamunito.
Invece al Campania ci si può arrivare solo con i propri mezzi. Nonostante l’apparente inferiorità rispetto al gigantismo del Vulcano Buono, il Campania è un centro commerciale “mai visto”, come direbbero i vecchi del mio quartiere. Si sviluppa su un’area di 200.000 metri quadrati, di cui 100.000 al coperto; spita 180 negozi delle più svariate griffe 25 ristoranti e bar, un cinema con undici sale e un’area parcheggio da 7000 posti auto, per un investimento complessivo di circa 200 milioni di euro. Il gruppo olandese Corio ha messo in piedi una struttura che coniuga shopping e intrattenimento aperta dalle nove del mattino fino a notte inoltrata, dove oltre a Piazza Campania ci sono altre due piazze di minore estensione e le gallerie che le uniscono. Per fare il Campania c’è voluto persino un raccordo autostradale ad hoc.
La domanda principale a mio avviso è: sono davvero necessari due mostri di tali dimensioni a pochi chilometri l’uno dall’altro, in una regione che ha i tassi di povertà più alti d’Europa? Infatti, la grande incognita è costituita dalle capacità di profitto reale che questi mostri sacri del commercio riusciranno ad avere. Perché una volta messe in piedi le strutture (più o meno avveniristiche e più o meno enormi), una volta aver fittato tutti gli spazi in galleria a commercianti (più o meno onesti e più o meno collusi con la criminalità), e una volta architettato eventi che attraggano un numero sempre maggiore di persone, il punto rimane sempre lo stesso: se l’offerta supera la domanda, tanta, troppa merce resterà in magazzino, e tranne coloro ai quali questa situazione non interessa, come i responsabili delle lavanderie di denaro sporco, per tutti gli altri, per i poveri allocchi che ci hanno creduto, rischia di trasformarsi in una brutta gatta da pelare.
Come se non bastasse, a pochi passi dal Campania ci sono il Tarì e il Polo della Qualità, altre due strutture che dànno chiara l’immagine di un territorio che ha completamente ribaltato la sua immagine rurale per trasformarsi in terra di diossina, di scorie di rifiuti speciali smaltiti illegalmente e di cemento legalizzato con delibere comunali per i grandi templi del consumismo contemporaneo.
La questione, quindi, ci riporta ancora una volta al modello di sviluppo economico che hanno in mente i nostri governanti. O quello che hanno avuto negli anni passati, visto che adesso pare non abbiano più nulla in mente se non quello di continuare a sprofondare nel miglior modo possibile (per loro), e cioè facendo finta di nulla e continuando a sfornare la costruzione di centri commerciali a ripetizione, da Pompei a Caserta, da Napoli ad Afragola. In un’epoca in cui il più grande paese capitalista del pianeta decide di nazionalizzare alcune tra le sue maggiori banche d’affari, non c’è da stupirsi se il modello perseguito dai nostri governanti non ha nulla a che vedere con le logiche di un mercato vero, dove alla domanda di beni e servizi corrisponde un’offerta e dove prima di gettare la prima colata di cemento qualcuno ha analizzato seriamente il comportamento, gli stili di vita dei potenziali acquirenti e il mercato di riferimento. Se l’obiettivo non è quello di sperare in un mondo libero dalla vita artificiale dei centri commerciali, resta però la necessità di dare una alternativa al fatto di sciamarci dentro senza spendere. Come mi racconta il commesso di uno dei bar nella pirotecnica Piazza Campania, il cuore pulsante di tutto il Campania, con la sua spettacolare fontana, il palco, i tavolini, le luci calde e un giardino di tutto rispetto, la maggior parte delle persone non sono altro che “fantasmi”. «Girano, guardano, toccano, ma non comprano niente», mi dice. In effetti, non faccio fatica a rendermene conto. Converso con il barista per cinque minuti e, nonostante una più che discreta presenza di persone, nessuno entra a comprare nulla. Anche se i giovani tutti apparecchiati che hanno deciso di svernare durante uno degli eventi proposti danno l’impressione di ricevere una certa dose di consolazione dalla presenza del Campania. Per certi versi l’anonimato di una vita trascorsa all’ombra dello store Disney non è un prezzo molto alto da pagare, perché laddove c’è il nulla del sottosviluppo diventa difficile resistere al qualcosa del progresso. Se vieni dall’hin-terland casertano o napoletano, è molto probabile che il tuo problema sia quello di avere qualcosa da fare la sera con pochi soldi in tasca, piuttosto che valorizzare la cultura della tammorra e della tarantella, o di interessarti alla questione meridionale. «Eppure loro – continua il barista riferendosi alla direzione –, organizzano eventi su eventi. Ma i fantasmi nemmeno una bottiglietta d’acqua comprano».
Gli eventi del centro commerciale Campania dànno vita a un cartellone di tutto rispetto, che va avan-ti senza soste, indifferente alle stagioni e al clima (tanto in un centro commerciale il clima non ha nessun valore). Anche se un evento non riscuote particolare successo viene comunque replicato. Per tutta la stagione scorsa, da ottobre a luglio, si sono alternate proiezioni gratuite di cortometraggi, spettacoli di cabaret, presentazioni di libri, serate danzanti, quiz a squadre, concerti-evento (come quello, per esempio, degli Zero Assoluto, di Tullio De Piscopo e Gigi Finizio), passaggi di testimonial celebri (Costantino, Aida Yespica, Massimo Boldi), nonché gli anticipi e i posticipi delle partite del campionato di calcio, della Champions League e, nell’estate appena finita, tutti i match degli Europei di Austria e Svizzera.
Tranne le partite, generalmente gli eventi speciali iniziano quando i negozi chiudono, pertanto intorno alle 22 lo shopping finisce per lasciare spazio all’intrattenimento. Ma oltre agli eventi c’è molto altro con cui sollazzarsi, specie se hai fame e hai voglia di buttarti nella food court. L’impressione è che ci sia tutto, ogni forma di convivialità, anche se non è così. Non bisogna lasciarsi ingannare dall’in-segna Arabian Kebab e da qualche ristorantino che vuole dare l’impressione di una cucina locale tipica. Il cibo è quasi sempre lo stesso, se non nella forma almeno nei sapori. Ma la cosa più divertente sono sicuramente i nomi delle pietanze. All’Old Wild West, per esempio, pub americano diviso in settori-stato, si può chiedere senza pericolo un panino Arapaho (per veri guerrieri), o un Piatto Pork da Pork Haus, franchising del maiale con sedi sparse in altri centri commerciali, o un piatto di pasta da Don Peppe ‘O Tressette dal nome alquanto criptico, Asso di bastoni. Dopo cena si può decidere di buttarsi nella mischia caraibica o di sorseggiare un alcolico al Tropicana Cafè, uno di quei bar alla moda che i vecchi del mio quartiere definirebbero “per milanesi”, con le poltroncine in pelle, l’illuminazione calda e il rito dell’aperitivo in sostituzione di quello del digestivo. Ovviamente, dopo aver mangiato bisogna alzarsi per la pausa-sigaretta ed effettuare un’ispezione al grande terrazzo con vista sui settemila posti auto.

(cyop, kaf, malov) particolare

(cyop, kaf, malov) particolare

Una commessa della libreria Mondadori, “la libreria più grande della Campania”, come l’hanno presentata i giornali alla sua apertura, alla domanda sul tipo di pubblico che le partite su grande schermo portano al Campania spalanca gli occhi e fa intendere di non essere un’appassionata di calcio, e che considera quel manipolo di scalmanati muniti di sciarpe e bandiere che si pianta davanti al gigantesco ledwall in Piazza Campania una metafora lampante della barbarie incipiente nella sua terra d’origine.
«Non è la libreria più grande della Campania come dicono», mi sussurra.
«Ah, no?», le chiedo.
«Lo sarebbe, se vendessimo solo libri», dice ammiccando verso scaffali carichi di oggetti di elettronica e quant’altro.
«Ma nessuna grande libreria oggi vende soltanto libri», provo a ribattere.
Touché. Ho l’impressione di averla colpita, ma non c’è tempo per pensarci più di tanto:
«Comunque, nessuno di quelli che viene a vedere le partite è mai entrato qui», dice tornando a essere il più in fretta possibile una libraia, col senso del disprezzo molto elevato verso chiunque appartenga alla cerchia dei non lettori.
Sia come sia, la frenetica attività di eventi del Campania non si arresta mai. Nemmeno ad agosto scorso. Quando è stato indetto Miss Campania, un concorso di bellezza promosso tra le muse locali, che è stato sicuramente l’evento più caliente e gettonato dell’estate. Lo scopo è stato quello di attrarre tutti coloro che non avevano i mezzi per andare ad ammirare dal vivo le ragazze in spiaggia, nonché tutte le ragazze che non potevano permettersi di esporsi al mare.
Si potrebbe quasi sostenere che, grazie a questo genere di pensate, il Campania svolga una funzione sociale di rilievo, incrociando la domanda di bellezze al bagno con l’offerta di tali bellezze, al di là del fatto di trovarsi a Marcianise piuttosto che in spiaggia. Eppure, sostiene qualcuno, ma è una voce del tutto inverificabile, c’è stata qualche ragazza che per partecipare al concorso è rientrata in anticipo dalle vacanze. E la stagione appena iniziata si annuncia ricca di eventi come quella appena trascorsa, con i soliti spettacoli, concerti, giochi a quiz, magari puntando su un maggiore coinvolgimento della clientela.
In questo senso va il concorso A.A.A. Talenti cercasi – Casting, durante il quale sono stati messi alla prova i migliori cabarettisti, maghi e ballerini del circondario da esporre poi in cartellone. Una possibilità in più per i ragazzi e le ragazze della zona e una pubblicità praticamente a costo zero per il Campania. Le selezioni pubbliche, tenutesi pochi giorni fa, sono state una sorta di corrida in saldo inserita a pieno titolo nel cartellone
Quest’anno il Vulcano Buono, c’è da scommetterci, cercherà di attirare più gente possibile con eventi di portata ancora maggiore, approfittando degli spazi enormi e dei ricchi capitali alle spalle. Perché una volta completati i lavori che sono ancora in attesa di finire, il centro servizi dovrà cominciare a macinare soldi su soldi per ripagare investimenti privati, benedizioni statali e fiducia elettorale. Con la necessità che il servizio navetta cominci da subito a caricare passeggeri dotati di una pazza pazza voglia di spendere. O adesso o mai più. (massimiliano virgilio)

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