La guerra del supermercato

Posted on 25 febbraio 2009

0


(cyop&kaf)

(cyop&kaf)

Il Felix era un cinema del rione Sanità. Abbandonato per vent’anni, poi destinato a diventare un supermercato. Un comitato di quartiere si ostina a volerne fare un centro di aggregazione. Le istituzioni promettono, ma il tempo è ormai scaduto…

Il cine-teatro Felix era un cinema di quartiere. Una palazzina di due piani a pochi metri dallo slargo di piazza Sanità. Inaugurato nel ‘62, chiuderà i battenti alla fine degli anni Settanta, colpito dalla crisi che in quel periodo cancella decine di sale cittadine. Meno di vent’anni di vita, poi l’abbandono. Resta l’insegna, un neon spento con la parola “Felix”. I proprietari affidano le chiavi al titolare del bar di fianco alla palazzina: se si fa avanti un acquirente, lui lo accompagna a visitare la sala. «Io però non sono mai riuscito a vederla – racconta Francesco Ruotolo, giornalista –. Avevo in mente di proporre al comune che la comprasse per farne un centro di aggregazione. Chiedevo di visitarla, ma il barista trovava sempre una scusa. Era una specie di mediatore e se subentrava il comune probabilmente non avrebbe avuto un soldo».

La periferia in centro
Ruotolo, che vive nel quartiere da quindici anni, definisce la Sanità un rione periferico in centro. «Non c’è un posto polizia, né un drappello dei vigili urbani, manca un asilo nido, la scuola media, una ludoteca, una biblioteca. L’ufficio postale è uno sgabuzzino». Finalmente una domenica mattina riesce a fissare un appuntamento con il mediatore. Quello si presenta, ma anche stavolta lo accoglie con un diniego. Gli spiega che è entrato in contatto con un compratore e non può mostrargli la sala. In effetti, poco tempo dopo, nell’estate del 2005, l’ex-cinema viene rilevato dalla famiglia Cristiano, già proprietaria di diversi supermercati in città.
Un anno dopo, la sala cinematografica viene demolita. Restano le mura esterne, le maioliche gialle e marroni della facciata. Ruotolo porta la vicenda nelle riunioni della Rete della Sanità, un coordinamento di gruppi, associazioni e parrocchie che negli ultimi tempi ha fatto parlare del quartiere non solo per le lotte di camorra. Nel frattempo gira la voce che il vecchio cinema diventerà un supermercato. Sarebbe il terzo nella zona, senza un parcheggio e con una strada di tre metri per le ambulanze dirette all’ospedale San Gennaro. Un danno grave per i più di duecento piccoli negozianti del quartiere. Le associazioni provano a coinvolgerli. In due anni si fanno tante iniziative – spedizioni in pullman a palazzo San Giacomo, impacchettamento della palazzina con la carta da imballaggio, ecc. – a cui partecipano una decina di commercianti fissi più altri saltuari. Insieme, la Rete e i commercianti, indicono un referendum con i banchetti per strada per rivendicare l’uso sociale dell’ex-cinema e domandare alla gente che cosa farne. «In pochi giorni sono state raccolte 1250 firme – racconta Mauro Migliazza, operatore sociale – . La maggioranza chiedeva l’asilo nido e la palestra, ma molti anche un posto di polizia».
Intanto Massimo Rippa, uno studioso di architettura che vive nel quartiere, ha curato una ricerca che viene consegnata alla soprintendenza ai beni archeologici. Sotto il cinema, dice il dossier, c’è un cimitero paleocristiano con le tombe di tre vescovi. Due di queste sono state ritrovate e trasferite da tempo nella cattedrale. La terza, quella di San Vittore, è ancora lì sotto, tra via Lammatari e via Sanità. Così all’inizio del 2007 la soprintendenza blocca il cantiere. Per alcuni mesi vengono effettuati scavi e  rilievi ma senza esito. «Ci dissero che avevano problemi di soldi e di personale – sostiene Ruotolo –. Per andare a fondo doveva intervenire il Vaticano, che ha la competenza per tutte le catacombe». Ad aprile il cantiere riapre, ma in estate tocca all’ufficio antiabusivismo dei vigili urbani bloccare i lavori. Le associazioni hanno segnalato la mancanza della tabella con le informazioni sul cantiere e altre infrazioni alla legge sulla sicurezza. L’Antiabusivismo prescrive cartelli, recinzione metallica e strisce di segnalazione che la pioggia rapidamente cancella. Nell’occasione quelli della Rete scoprono che non esiste una licenza edilizia, ma solo una “dichiarazione inizio attività”. Con il silenzio assenso del comune, dopo trenta giorni si possono cominciare i lavori. E il comune si guarda bene dal chiedere, come potrebbe, la valutazione d’impatto ambientale.
Nell’autunno del 2007 le associazioni riescono a tirare in ballo le istituzioni locali. L’assessore regionale Gabriele si impegna ad acquisire la palazzina per poi cederla alla competenza del suo collega di partito, Riccio, assessore alle politiche sociali del comune, che dovrebbe convertirla in un centro polifunzionale per il quartiere. La Rete contatta il proprietario e non senza fatica riesce a riunire tutti i soggetti interessati intorno a un tavolo. Il proprietario si dice disponibile a vendere l’ex cinema. L’assessore regionale troverà i fondi dell’Unione europea per acquistarlo. Quelli delle associazioni esultano e affiggono sui muri un manifesto dai toni ottimisti.

Incontri mancati

I lavori intanto continuano, il proprietario dice che la palazzina si può vendere anche a supermercato finito. E fissa il prezzo dell’immobile. In primavera ci sono le elezioni, tutto si ferma. A fine aprile quelli della Rete riprendono a salire e scendere le scale degli assessorati. In un incontro a metà maggio, apprendono che l’assessore Gabriele non ha mai parlato del progetto con l’assessore al Bilancio. La trattativa in realtà non è mai iniziata. Quattro mesi sono passati invano.
«In quei mesi – spiega Ruotolo – il proprietario ci diceva che la Regione non l’aveva chiamato e la Regione che lo chiamava e non lo trovava. Come due rette parallele non si incontravano e allora ci siamo prodigati per farli trovare di nuovo». L’incontro avviene l’otto agosto. Gli assessori, il proprietario, i residenti e i commercianti firmano un accordo che sospende i lavori fino al cinque settembre. C’è un mese di tempo per concludere la trattativa. In quel mese l’assessorato avrebbe dovuto fare un sopralluogo e una valutazione del prezzo stabilito dal proprietario. Ma il tempo passa invano, le due parallele non si incontrano più. Scaduto l’accordo gli operai si rimettono al lavoro, giorno e notte, a grande velocità. A metà settembre il consiglio regionale approva una delibera che contiene la disponibilità della Regione ad acquisire vecchie sale cinematografiche dismesse per destinarle ad usi sociali. Alla Sanità, dopo due anni di lotte, non ci credono più. E si chiedono, in ogni caso, se il Felix rientrerà nell’elenco. Da qualche giorno, infatti, in via Sanità ha aperto un nuovo supermercato. (luca rossomando)

Annunci