Nell’inferno della materia

Posted on 25 febbraio 2009

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(malov)

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Visita all’inceneritore di Brescia, che per il sindaco Iervolino è un modello per l’impianto da costruire a Napoli est. La guida prova a rassicurare, ma non può nascondere che l’impianto non è in grado di eliminare la diossina dalle emissioni

Entrare in un impianto di incenerimento, è sempre come entrare all’inferno. Prima di tutto per il calore. Poi per l’odore. Per l’odore di morte. Morte non solo umana, ma proprio morte della materia, morte di atomi e molecole e oggetti che manipoliamo nella nostra vita.
Ci guida un tecnico dell’impianto. Preparato ed anche simpatico. Certo, ogni tanto bisogna rimetterlo sui binari, perchè gli piace divagare, con espressioni dialettali in bresciano che io – napoletano – non sarei in grado di ripetere. Ma già all’inizio salta subito all’occhio un particolare stonato, quando ci dice, mentre in sala conferenze ci mostra la sezione longitudinale dell’impianto: «La temperatura in cima alla griglia è di 1150 gradi», e poi prosegue senza dire le altre temperature. Eh no, l’informazione è incompleta. In un impianto a griglia mobile la griglia non può essere orizzontale, e siccome la termodinamica non è un’opinione, la temperatura lungo la griglia non è costante. Io voglio sapere la temperatura media, o almeno il gradiente verticale di temperatura, cose che si guarda bene dal dire. Non importa, lo scoprirò.
Ci mostra i filtri a manica, quelli che ripuliscono i fumi prima dell’immissione nell’atmosfera attraverso il camino. Sì, d’accordo, il filtro a manica è geniale come meccanismo ma… i pori del filtro hanno un diametro di 6 micron, pertanto tutte le nano-particelle di diametro inferiore ai 6 micron non vengono filtrate, e vanno in atmosfera.
Qualcuno in sala (non io) lo fa notare, il relatore glissa, glielo fanno notare ancora. Prima dice: «Ecco, come al solito c’è sempre qualche contestatore». Alla fine tenta un baratto del tipo: «Ok, ammetto che ci sono nanopolveri, ma voi ammettete che non c’è diossina». I polli ci cascano, e dicono che va bene, non c’è diossina.
Per me potrebbe anche andar bene, perchè la molecola di diossina ha un’energia di legame tale che a poco più di 850 gradi centigradi si rompe, e lui ha detto che la temperatura in cima è 1150. Il problema è che la temperatura in cima è quella massima. Io voglio sapere la temperatura media. Ma taccio. Tanto prima o poi i nodi vengono al pettine. Soprattutto perché mi auguro che ci dica la temperatura lungo il camino di emissione dei fumi. Se malauguratamente dovesse scendere, andando verso l’alto del camino, al di sotto degli 850 gradi, e nei fumi c’è ancora cloro, allora la molecola di diossina è fatalmente destinata a ricomporsi.
Un’altra persona del pubblico fa domande sul tipo di materiali che vengono bruciati. Qui il relatore ammette senza problemi che si tratta di un problema politico e non tecnologico. Ed ha ragione. Viva la sincerità. Si passa alle ceneri tossiche, e qui la magra figura arriva immediata. La prima frase del relatore è: «Insomma, qui inceneriamo per non fare la fine della Campania, che manda i rifiuti in Germania», mostrando di non avere chiaro né il quadro campano né tantomeno il quadro nazionale per quanto riguarda i rifiuti. Qualcuno chiede: «Ma le scorie tossiche di cui restano impregnati i filtri, dove vanno a finire? Mica in discarica!». Risposta del relatore: «Questo impianto esiste da nove anni, e fin dal primo giorno le scorie le mandiamo in Germania, con due o tre camion al giorno». Viva la sincerità. Ma non era la Campania, a mandare i rifiuti in Germania?
E finalmente arriva la slide tanto agognata: quella delle emissioni. E qui casca l’asino. All’ultimo rigo c’è scritto: TCDD 0,1 nanogrammicubi. Alzo la mano. «Vedo all’ultimo rigo dell’elenco che c’è una quantità non nulla di tetraclorodibenzo-p-diossina (è vecchio il trucco di chiamarla TCDD), ma non aveva detto che di diossine non ce ne sono?».
Lui: «Beh, lo zero assoluto non esiste».
Io: «No scusi, non capisco. Mi ha detto che la temperatura è di 1150 gradi centigradi…».
Lui: «Certo».
Io: «Ma da questi numeri che vedo sulla slide, si vede che la temperatura media è attorno agli 850 gradi. Sono fumi da combustione a circa 850 gradi».
Lui: «Sì perchè le scorie che cadono… », e glissa la domanda mettendosi a parlare delle scorie.
Io: «No scusi, ma la domanda era un’altra. La temperatura non è costante lungo la griglia».
Lui: «Certo. Infatti quando raccogliamo le scorie…», e giù con i camion che vanno in Germania. No, non ci siamo. Glissa ancora.
Io: «Le sto dicendo che il vostro forno ha una temperatura media di 850 gradi, per cui non è vero che eliminate la diossina».
Lui: «Ma le ho detto all’inizio che sono 1150!».
Io: «1150 è quella massima, poi la griglia è inclinata, i rifiuti rotolano lungo la griglia a temperature inferiori, e si produce diossina».
Lui: «Ma no, ma quale diossina. Le ripeto, lo zero assoluto non esiste».
Io: «Certo che esiste. Poco sopra gli 850 gradi la molecola di TCDD si rompe, voi siete al di sotto».
E qui succede l’assurdo. Il relatore perde i nervi e mi sbraita: «Lei dice 850 gradi? E io le dico, questa informazione se la tenga per lei!» (col cavolo che me la tengo per me).
Io: «Ma sto solo facendo un’osservazione innocente, non sto contestando…».
Lui: «Ma voi allora siete in malafede!».
Ok, non c’è bisogno di spingermi oltre. Si è capito che l’impianto non è in grado di eliminare la diossina dalle emissioni. Quindi, meglio non parlare di furani e fenili, se no il poveraccio qua si metterà a piangere. Ma un’ultima cosa devo dirla.
Io: «Questo è un impianto per immondizia non differenziata, vero?».
Lui: «Certo».
Io: «Come avete risolto il problema dell’umidità?».
Lui: «Guardi che questo problema per l’indifferenziata non c’è. Mica siamo un impianto a CDR, noi».
Io: «Appunto. Nella mia regione vogliono costruire impianti a CDR…». E qui c’è il momento più bello. Lui in un inceneritore ci lavora, e lo conosce bene. Sentire quindi da lui frasi come: «Lei non ha idea di che problemi enormi può dare il CDR. Se la selezione non funziona alla perfezione, il CDR sarà un disastro», ed altre cose che mi hanno dimostrato che in Campania abbiamo capito bene come stanno le cose.
Poi, presi dalla stanchezza, siamo andati a vedere l’impianto.

Entriamo dalla fossa, dove avviene il conferimento dei rifiuti, dopo essere passati per il punto di controllo per evitare che vengano immessi materiali radioattivi nell’impianto. Scenario di metallo sporco e consunto. Odore di monnezza e ruggine. La sensazione è quella di essere entrati nella città di Zion ed essere involontarie comparse di Matrix: stessi colori, stessa atmosfera. Brutto. Molto brutto.
Ci supera un camion che va a mettersi a retromarcia a una delle imboccature della fossa, e butta monnezza giù. Ci affacciamo a un boccaporto. Dentro ci saranno (molto a occhio) tra le seimila e le settemila tonnellate di monnezza, datata anche di qualche giorno. Immaginate da voi odore, colori, spettacolo. Che peccato. Tanta materia. Materia della terra, della società, che potrebbe essere usata chissà per quante cose, che invece è condannata al martirio. Al rogo.

Dante Alighieri aveva visto giusto. L’inferno è così. Avvicinarsi al visore che affaccia direttamente nella camera di combustione, abbassare la leva che apre il visore. È fortemente schermato e molto opaco, ma ci si trova le fiamme alte praticamente addosso. Nonostante la schermatura, arriva una vampata di calore. Nonostante l’opacità, la luce è fortissima. E le fiamme si vedono. Le fiamme dell’inferno.

La turbina. Vista da vicino, e da sotto, sembra grande. In realtà è meno della metà di una turbina da idroelettrico, e fin qui è anche normale: gli attriti in gioco con l’idroelettrico sono molto maggiori, lì è acqua. Ma è piccola anche rispetto a quelle delle centrali a vapore, petrolio o carbone che sia. C’è poco da fare. Settanta Megawatt. Si ottengono settanta Megawatt da duemila tonnellate di rifiuti! Se si sottrae un trenta per cento da quelle tonnellate, che costituisce le ceneri/scorie, facendo un conteggio molto approssimativo del calore prodotto, da tutto questo vapore si ottengono appena settanta Megawatt di potenza elettrica. Se si fa anche a mente un banale calcolo del rendimento, ci si accorge che è un giocattolo, non una centrale di produzione di energia. Possiamo spacciarla quanto vogliamo per una macchina in grado di fare energia da rifiuto, ma l’energia è pochina. È una grande macchina a vapore, ma quasi tutto il calore va in entropia, e ben poco in energia. Inutile paragonare questo tipo di (scarsa) produzione energetica al petrolio, cosa puntualmente fatta dalla guida. Proprio con il petrolio occorre fare il confronto? Cioè con il tipo di alimentazione per macchine a vapore più inquinante in assoluto? E se sommiamo a questo il fatto che con quantità inferiori di petrolio si ottengono centinaia e centinaia di Megawatt di potenza… Insomma, mi sembra che ci stiamo prendendo in giro.

(malov)

(malov)

Le scorie. Accidenti quanto sono brutte. Le scorie raccolte sotto la griglia sono simili a ghiaia/brecciolino di colore grigio bruciato. Contengono tutte le parti non combustibili alla temperatura della griglia: metalli e altre schifezze. Sono pietruzze altamente tossiche, come tutti o quasi i prodotti di combustione, e vanno tombate in discariche di seconda categoria B: discariche per rifiuti speciali nocivi. La nostra guida invece ha ammesso che le mandano nelle discariche per i sovvalli. Mah!
Poi ci sono le scorie fermate dai filtri. Sono quelle che finiscono polverizzate e vengono portate via dal fumo. Infatti sono anche dette “polveri di abbattimento fumi”. Vengono fermate dai filtri (quelle di diametro maggiore di 6 micron; quelle più piccole invece vengono immesse in atmosfera). Sono più pericolose di quelle precedenti: non possono essere assolutamente ingerite o inalate. Contengono metalli pesanti polverizzati, furani e schifezze dal peso molecolare alto, dai nomi lunghi. Da quando esiste l’impianto, vengono mandate via autocisterna in Germania, pagando, dove vengono stoccate e tombate in miniere dove è finita da anni l’attività estrattiva. Divertente ascoltare come la guida ammette la cosa.

Altre cose. La più divertente è la cabina del gruista. Un uomo, seduto e in condizioni di forte stress, manovra la grande gru prensile, una pesante benna, montata su un carro ponte. Con un’abilità manuale spaventosa, manovra due leve elettriche, con le quali fa scendere la grande mano metallica sul fondo della fossa. Muovendo le grandi dita della benna, rivolta il cumulo di rifiuti, lo fa diventare omogeneo il più possibile, poi ne preleva una quantità compresa tra i duemilacinquecento e i cinquemila chilogrammi. Li solleva fino a quaranta metri di altezza, e poi li lascia cadere nella larga imboccatura a imbuto della camera di combustione. Ma non può lasciarli cadere così alla rinfusa. Socchiudendo e richiudendo rapidamente le dita della benna, deve spargere il carico sul bordo dell’imbuto. Se sbaglia, si avranno emissioni fuori norma al camino. La mia impressione è che se l’impianto dovesse sforare i limiti di legge per i fumi velenosi darebbero la colpa all’operaio gruista. Un lavoro stressante. Su turni distribuiti sulle ventiquattro ore. Ci lavorano anche molte donne. Un lavoro che richiede una particolare sensibilità: meglio viene fatto, e minori saranno le emissioni di fumi. E mentre riprendo la scena (disturbata dalla rifrazione del vetro), la guida mi dice: «Tu stai riprendendo troppo, mi sa che sei una spia».
La plancia di controllo. La conosciamo tutti: viene mostrata in TV molto spesso. Sbirciando gli strumenti, ho la prova di quanto detto all’inizio: una delle tre linee era spenta per manutenzione, le altre due mostravano temperature medie attorno ai 920 gradi, ma ogni tanto (a seconda di come il gruista lasciava cadere i cumuli), scendeva anche a 814. Quindi, i miei dubbi restano.
Uscendo dall’impianto, si ha una sensazione di tristezza. Una sensazione di morte. Un pensiero va ai fumi che hanno superato la prova del filtro, e che 24 ore su 24 vengono dispersi nell’atmosfera. Sono tanti e sono velenosi. Uscendo, la guida mi dice ancora una volta: «Attenti con quel CDR…». In pratica, sono entrato con qualcosa che non è un pregiudizio, ma è la certezza scientifica della nocività e della non convenienza di un inceneritore, e la visita mi ha convinto che avevo visto giusto. (alessandro iacuelli)

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