Acqua pubblica, nuovi assalti

Posted on 28 febbraio 2009

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(cyro)

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A due anni dalla vittoria dei comitati, le istituzioni restano ferme e i privati ci riprovano

Raccontare un avvenimento dà la sensazione che l’esperienza sia passata, sia qualcosa di già finito. In fondo è così. Il coordinamento dei comitati contro la privatizzazione dell’acqua di Napoli, Caserta e province è stato. Esistono, oggi, gruppi che si mobilitano per la ri-pubblicizzazione del Sistema Idrico Integrato (SII) ma sono associazioni, comitati, singole persone le cui azioni hanno poca efficacia oppositiva alle mire privatizzatici, sempre più attive sul territorio campano. L’attuale movimento per l’acqua pubblica in Campania si muove ma le sue sono forze inerziali. In assenza di una nuova energia non riuscirà a tenere testa ai nuovi strumenti con i quali i politici campani dimettono le proprie responsabilità e i privati si impadroniscono dell’acqua.
Fin dall’approvazione della delibera del 23 novembre 2004 i comitati ne evidenziarono l’illegittimità. Un’illegittimità politica. Molti sindaci e loro delegati furono malamente informati – falso ideologico – o per niente informati su quello che stava avvenendo, ovvero che nel giro di due anni alcuni privati, usando soldi pubblici e investendo con finanziamenti europei, nonché scontando le future tariffe, avrebbero gestito l’intero sistema idrico integrato, lucrando su un bene fondamentale ed inalienabile qual è l’acqua. Un’illegit-timità giuridica. Principalmente perché fu adottata in violazione delle più recenti evoluzioni del diritto e della giurisprudenza europea, nonché in contrasto con il diritto interno successivo alla riforma costituzionale del 2001. A tali critiche si affiancarono quattro ricorsi amministrativi di sindaci o loro delegati, respinti dal Tar della Campania ma accettati in secondo grado dal Consiglio di Stato; un ricorso da parte dell’attuale gestore dell’acqua nel comune di Napoli, Arin spa, rigettato dal Tar; diverse critiche presenti perfino negli atti della conferenza internazionale dei servizi idrici, promossa da Federutility, Eureau e International Water Association.
Il ritiro della delibera, avvenuto il 30 gennaio del 2006, con cui l’assemblea dell’Ato2 Napoli-Volturno (l’Ato è l’Area Territoriale Ottimale individuata da una legge del ‘94 che prevedeva un’organizzazione territoriale del servizio idrico integrato; in Campania la legge che ha istituito gli Ato è la n. 14/97) indisse una gara ad evidenza pubblica per l’affidamento ad una società mista pubblico-privata del SII. Da allora, molte azioni sono state proposte dai progettisti della privatizzazione ma poche e deboli risposte sono state offerte dai comitati.
La privatizzazione nell’Ato2 Napoli-Volturno (composto da 136 Comuni, avrebbe dovuto servire due milioni di cittadini, risultando tra i più grandi d’Italia) è stata sventata, ma lo spettro del gestore privato o peggio il mostro pubblico-privato si aggira ancora per i nostri territori. I politici hanno dovuto cedere alla mobilitazione cittadina, così variegata da disorientare, ma non hanno cambiato il proprio orientamento liberista. Oggi l’acqua non è pubblica, anzi potremmo dire che è “sempre più privata”. Diverse sono le evidenze che mostrano la volontà di guadagnare tempo per arrivare comunque alla dismissione ad un privato della gestione dell’acqua. Evidenze che mostrano la totale deresponsabilizzazione dei politici campani, il disarmo delle istituzioni per interessi lucrativi, ma spesso anche per incompetenze ed inettitudine.
La prima evidenza è lampante: il Consiglio di amministrazione, che la delibera del 30 gennaio 2006 aveva impegnato a proporre un progetto di gestione pubblica del SII, a due anni di distanza non ha avanzato nessuna proposta e molto probabilmente neanche ci ha pensato. Il Cda, tuttavia, è ancora al suo posto e incassa lauti stipendi. Convoca l’assemblea dei sindaci solo per l’approvazione del bilancio, utile semplicemente alla riproduzione del proprio status lavorativo.
La seconda evidenza la si evince dalla decisione del governo regionale di dividere l’Ato2 Napoli-Volturno in Ato2 Napoli e Ato5 Caserta, senza nessuna motivazione chiara ed eliminando uno dei pochi aspetti interessanti delle composizioni degli Ato in Campania: avere un’estensione che ricalcasse, nel miglior modo possibile, i confini di un bacino idrogeografico, la migliore dimensione per una buona gestione dell’intero ciclo dell’acqua, dalla captazione alla depurazione.
C’è una terza evidenza della volontà di disimpegno della classe politica campana: la decisione di scambiare azioni tra l’Arin spa, la società il cui intero capitale è posseduto dal comune di Napoli e che gestisce la distribuzione dell’acqua in città, e la Napoletanagas spa, società a capitale privato che gestisce la distribuzione del gas in gran parte del territorio campano e la distribuzione dell’acqua in alcuni comuni della regione. Un progetto proposto dall’assessore alle attività strategiche di Napoli e presentato alla cittadinanza come importante passo verso la costituzione di una multiutilities comunale che gestirà i più importanti servizi pubblici locali. Un’azione conforme alla volontà diffusa di affidare al mercato e alla competitività i servizi di interesse generale. Il disegno di legge sui servizi pubblici locali della ministra per le autonomie locali Lanzillotta, infatti, chiarisce la visione trasversale della classe politica italiana, tutta schierata a favore delle liberalizzazioni e privatizzazioni, lasciando allo stato il ruolo di regolatore. La proposta di legge esclude però la gestione del SII, evidenziando una prima parziale vittoria per la ri-pubblicizzazione del sistema idrico in Italia.
Si raggira in questi modi la volontà dei comitati e dell’Assemblea Ato2, che il 30 gennaio 2006 aveva votato per una gestione pubblica, senza che si riesca da parte dei primi a smascherare il sempre presente progetto di privatizzazione o almeno senza riuscire a cogliere l’attenzione dell’opinione pubblica sul rischio incombente. Assemblee e dibattiti sono stati proposti, ma con scarsa partecipazione e risonanza.
Quella vitalità, freschezza, prontezza che il coordinamento aveva manifestato tra il 2004 e il 2006 per il momento non c’è più. La vicenda della possibile vendita delle azioni da parte dell’Eni spa, circa il 50,5% di Acquacampania spa, gestore dell’acquedotto occidentale della Campania, alla famiglia Caltagirone e Veolia, noti anche per le vicende dell’emergenza rifiuti, è l’opportunita per riattivare quell’esperto comitato che è stato il coordinamento. (quincas l’acquaiolo)

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Posted in: linee, monitoraggi