Abusivismo militante

Posted on 23 marzo 2009

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(aria)

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Giugliano, centoventimila abitanti alle porte di Napoli, un territorio inondato dal cemento illegale. Dopo l’arresto in primavera di vigili urbani, imprenditori e funzionari del comune, la procura accelera le demolizioni per salvare il salvabile

Quando siamo arrivati a casa di S. era già buio. La sua abitazione è una delle due che si trovano sul tratto di strada oltre il viadotto dell’asse mediano. Per arrivare fin lì abbiamo percorso tutta via Casacelle, un’antica strada di campagna ai cui lati si alternano frutteti e agglomerati di case abusive. S. ci aspettava seduto nella sua automobile con i fari accesi. Appena ci ha visti arrivare è sceso dall’auto e ci è venuto incontro. Ci siamo presentati, ha aperto il cancello e ci ha condotti all’interno della sua proprietà. Ci facevamo luce con i fari delle auto che a stento riuscivano a illuminare una parte del cortile – un cantiere a cielo aperto con l’impastatrice per il calcestruzzo, i ponteggi accatastati in un angolo, l’elevatore e i materiali edili sparsi un po’ dappertutto – e dell’edificio da cui è stato sgombrato a fine novembre, e che è ancora in costruzione: le pareti esterne non sono intonacate, i vani scala non hanno neppure gli infissi.
«Venite vi faccio vedere dove dormo!». Saliamo le scale, sul pianerottolo davanti all’ingresso c’è una piccola branda. «Dormo qui!». Dietro si scorge la porta sigillata dalle forze dell’ordine. «Quando fa troppo freddo vado nel camion che ho nel cortile. Siamo in cinque. Ho una figlia sposata e due figli maschi che vivono con me, uno di ventinove e l’altro di ventidue anni. Lavoriamo insieme. Siamo braccianti agricoli. L’anno scorso ho deciso di investire i soldi che avevo conservato in anni di sacrifici per costruire questa casa per i miei due figli maschi. Non ce la facevo più a pagare l’affitto. Il terreno l’abbiamo comprato cinque anni fa e solo da due ci è stato intestato. L’ho pagato un poco alla volta. Ho comprato questo terreno agricolo perché uno edificabile non avrei mai potuto comprarlo. Ho costruito due appartamenti, che occupano una superficie di 440 metri quadrati, uno per ogni figlio, su un terreno di 2500 metri quadrati. Due accessi indipendenti e un piano terra alto per ricoverare le attrezzature agricole. A trenta giorni dall’inizio dei lavori, mi hanno messo il primo sigillo. L’ho violato subito e sono riuscito a completare l’edificio con le tamponature esterne.
A dicembre sono tornati e mi hanno messo il secondo sigillo. Poi sono tornati di nuovo ad agosto quando già ci abitavo. Il 28 novembre siamo stati sfrattati. Sapevo che prima o poi sarebbero arrivati. Ma non avevo alternative. Mi hanno dato trenta giorni di tempo per trovare un’altra casa. Ma come avrei potuto fare se non avevo più soldi? Non so neanche come pagare gli avvocati. Ho speso trecentocinquantamila euro. Ho cinquantanove anni. Dopo aver lavorato per quarant’anni mi hanno buttato fuori di casa come un delinquente. Quel giorno faceva molto freddo e pioveva. Siamo rimasti io e mia moglie, per tutta la giornata, qui fuori, nella nostra auto. Ora mia moglie si è trasferita a Napoli dalla zia. Mio figlio dorme un po’ a casa della fidanzata e un po’ da amici. Non abbiamo una casa dove stare. Qui ci sono tante case abusive. Solo io sono stato buttato fuori. Non ci posso pensare. Mentre tutti festeggiavano, ho passato il Natale da solo».

Il Comitato antiabbattimento

Da quando, il 5 e il 18 dicembre 2008, il comune di Giugliano ha demolito quattro immobili abusivi S. non è l’unico ad avere paura che i soldi investiti per costruire la propria casa vadano in fumo. Secondo i dati comunali sono circa novecento gli immobili abusivi costruiti dopo l’ultima sanatoria edilizia, e per i quali ci sono ordinanze di sgombero definitive. Il comune ha acquisito come proprio patrimonio già quarantanove immobili e ha un piano di demolizioni approvato dal consiglio comunale. Così subito dopo i primi abbattimenti molte delle persone a cui sono state notificate le ordinanze di demolizione si sono organizzate e hanno costituito un comitato contro l’abbattimento delle case abusive. «Chiediamo al comune di sospendere gli abbattimenti – spiega il portavoce del comitato, Gennaro di Girolamo –. O vanno giù tutte le costruzioni abusive di Giugliano oppure nessuna. Bisogna evitare che il comune abbatta dieci, quindici, venti immobili e poi si fermi. Così solo pochi sfortunati vedranno sfumare i propri investimenti e la gran parte la farà franca».
Il comitato spera di prendere tempo, sa che il fenomeno è ampio e non si può affrontare solo con le demolizioni. Facendo pressione sulle forze politiche locali spera di ottenere una sorta di sanatoria. Più saranno, più casino faranno, più la politica locale non potrà fare a meno di occuparsene. Per questo da quando si è costituito, il comitato ha tenuto sempre alta l’attenzione sugli abbattimenti.

«Siamo più di cento persone e aumentiamo ogni giorno. Il 25 dicembre in quattro ore abbiamo raccolto mille firme a sostegno della nostra battaglia. Il 27 abbiamo incontrato la stampa e abbiamo fissato una manifestazione davanti alla sede del comune». Il 7 gennaio alle nove di mattina inizia il raduno degli “abusivi” davanti al Municipio di Giugliano. Alle undici la piazza è colma e iniziano i blocchi stradali che terminano solo quando il sindaco accetta di riceverli. Dopo pochi minuti si siedono al tavolo ovale del primo cittadino: il sindaco con qualche consigliere di maggioranza da un lato, il portavoce e una decina di rappresentanti del comitato dall’altro. G. illustra le richieste: «Perché prima di demolire non si è fatto un monitoraggio completo dell’abusivismo a Giugliano? Quali sono i vostri piani, avete i fondi per fare tutti gli abbattimenti? C’è la volontà politica di fare una variante al piano regolatore per le zone abusive? L’abusivismo è dovuto anche al fatto che il piano è vecchio di trent’anni e dalla sua nascita non è mai stato aggiornato. Pretendiamo delle risposte!», grida G. che ha esternato le posizioni del comitato con grande foga.

«Il territorio è già monitorato attraverso un sistema satellitare – risponde con tono seccato il sindaco –. Oggi non è più possibile commettere un abuso senza essere scoperti. Il satellite rileva ogni quarantacinque giorni qualsiasi cambiamento sul territorio. È in grado di percepire anche trasformazioni dell’ordine di trenta, quaranta centimetri. Le ordinanze di sequestro non le firmo io. In questa vicenda non posso fare niente. Anche la vecchia amministrazione era stata messa da parte. Gli abbattimenti procedono in concerto con la regione, la prefettura, la procura e l’esercito. Gli abbattimenti stanno partendo in ordine cronologico. Come sapete il piano regolatore non è superato perché non è stato attuato in tutte le sue parti. Ci sono ancora aree edificabili. Diciamo che vi voglio venire incontro e fare una variante al piano. Lo sapete quanti anni ci vogliono? E intanto cosa succede? Chi ha il potere di sospendere gli abusi, lei con la sua foga? Comunque, se mi fate avere le vostre richieste in forma scritta mi prendo l’impegno di portarle al tavolo della prefettura».

Mattone selvaggio
Per capire le ragioni di quello che sta accadendo bisogna tornare indietro nel tempo. Il 20 maggio del 2008, in esecuzione di un’ordinanza del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli, su richiesta dalla procura, vengono arrestate trentanove persone: ventitre vigili urbani e tre funzionari dell’ufficio tecnico del comune di Giugliano, undici imprenditori e due loro tecnici di fiducia.
Le indagini condotte dal commissariato di Giugliano cominciano dopo la denuncia di una donna minacciata da un vigile urbano che le aveva richiesto prestazioni sessuali minacciandola di ulteriori controlli. Dalle indagini emerge “l’esistenza di un sistema generalizzato di corruzione e di collusione tra settori dell’imprenditoria edilizia, organismi dell’ente locale demandati al controllo delle attività urbanistiche sul territorio e settori della criminalità organizzata”. Tra le millequattrocento pagine dell’ordinanza si può leggere: “I pubblici ufficiali appartenenti al corpo di polizia municipale di Giugliano ricevevano (…) somme di denaro ovvero altre utilità (…) al fine di favorire o consentire la realizzazione di manufatti abusivi ovvero il completamento di manufatti già sottoposti a sequestro (…). Gli imprenditori e costruttori d’intesa con i pubblici ufficiali e funzionari, realizzavano manufatti abusivi e speculazioni edilizie sulla scorta delle promesse o del pagamento di tangenti a beneficio dei predetti (…). I funzionari in servizio presso l’ufficio tecnico del comune di Giugliano, (…) mettevano sistematicamente a disposizione, dietro corresponsione di somme di denaro od altre utilità, la propria qualifica di pubblici ufficiali per il conseguimento delle finalità dell’associazione”.
A conferma delle tesi della procura il 23 dicembre 2008 sono arrivate le prime sentenze. Delle diciotto persone – imprenditori, vigili e tecnici – che avevano scelto il rito abbreviato una è stata assolta mentre diciassette sono state condannate con pene che vanno da dodici anni a quattro anni, confisca dei beni e interdizione perpetua dai pubblici uffici.
I cinquecento milioni di beni sequestrati a luglio 2008 e i cento milioni di beni sequestrati a gennaio 2009, riconducibili a imprenditori coinvolti nell’inchiesta “mattone selvaggio”, danno un ordine di grandezza del fenomeno.

Task force antiabusivismo

Ed è proprio in seguito all’inchiesta “mattone selvaggio” e ai sequestri che sono seguiti agli arresti – da luglio a settembre sono stati sequestrati ottantotto fabbricati abusivi – che la prefettura su richiesta della procura ha istituito un tavolo insieme a regione e comune con lo scopo di predisporre gli abbattimenti.
Al centro direzionale di Napoli, negli uffici del Palazzo di Giustizia, incontriamo Aldo De Chiara, procuratore aggiunto e coordinatore della sezione ambiente e territorio. «A Giugliano abbiamo in corso addirittura dei piantonamenti – spiega De Chiara –. Il piantonamento è una misura drastica che ha lo scopo di bloccare, con la presenza fissa della polizia giudiziaria, i cantieri e di spingere l’amministrazione a demolire in tempi brevi. Spesso neppure gli arresti fermano il disegno speculativo. La demolizione è il mezzo più efficace. Con la demolizione vanno in fumo i soldi investiti. Spesso non riusciamo a intervenire in tempo, prima che alle lottizzazioni segua un’attività edificatoria. L’ideale sarebbe avere un quadro della lottizzazione per arrivare a sequestrare i terreni, evitando gli eventuali sgomberi e le demolizioni di case già abitate. Giugliano è una zona in cui si costruisce molto. In questi territori la criminalità supplisce alla mancanza di case che l’ente locale non è in grado di fornire legittimamente».
Se la procura fa pressioni affinché il comune di Giugliano dia un segnale contro la lotta all’abusivismo, la regione sta facendo da supporto affinché si concretizzi l’azione di contrasto al fenomeno. L’ingegnere Sciannimanica, dirigente del settore urbanistica della Regione Campania, ci dice: «Nel 2008 abbiamo fatto quaranta abbattimenti. Per un ente che non ha la responsabilità diretta, perché sono i comuni ad averla, quaranta sono tanti. Oggi i comuni, trascorsi i novanta giorni dall’ordinanza di demolizione, non demoliscono con la scusa che non hanno risorse finanziarie e non trovano ditte per demolire. Noi diciamo ai comuni che i soldi ci sono. Presso la cassa depositi e prestiti c’è un fondo per le demolizioni di cinquanta milioni di euro. Il comune ha cinque anni di tempo per recuperare i fondi dagli autori degli abusi e restituirli alla cassa, altrimenti gli vengono sottratti dallo stato».

Via Rannola
Questa strada, più di altri luoghi, è diventato l’epicentro dell’abusivismo a Giugliano. Qui ha operato uno degli imprenditori coinvolti nell’indagine “mattone selvaggio”, condannato in primo grado a quattro anni. Qui sono avvenuti i tre sequestri più importanti: il 25 luglio 2008 sedici fabbricati (55 appartamenti), l’11 agosto altri trenta (94 appartamenti), il 20 agosto altri ventotto (55 appartamenti): palazzine e ville costruite su suoli lottizzati abusivamente, un rimessaggio di barche e un deposito di gelati. Un anno fa, sempre a via Rannola, è stato sequestrato un residence con sessanta miniappartamenti. Qui, dal primo agosto, dopo ripetute violazioni di sigilli, i vigili urbani di Giugliano su ordine della procura, piantonano alcuni fabbricati sequestrati. Qui il comune di Giugliano sta ritirando le concessioni edilizie rilasciate in sanatoria perché solo oggi scopre che i fabbricati sono stati costruiti su suoli lottizzati abusivamente.
In realtà via Rannola non è tanto diversa da altre parti del territorio, dove i terreni agricoli sono stati trasformati attraverso lottizzazioni abusive in terreni edificabili e poi venduti a privati che, affidandosi a imprese locali, hanno costruito abusivamente. Nella sola prima traversa di via Rannola, secondo i dati raccolti dagli abitanti, su un’area di trentacinquemila mq lottizzata abusivamente in trentacinque lotti, sono stati costruiti ventinove fabbricati. Solo nove di questi hanno concessioni in sanatoria già rilasciate. In tutto sono trentasette le famiglie che abitano in questa traversa. In via Rannola abbiamo incontrato R. uno dei primi ad aver comprato un lotto qui. «Avevo un interesse a coltivare un piccolo giardino – racconta –. Nel 1991 ho comprato un lotto di  ottocento mq di terreno agricolo, parte di un lotto molto più grande frazionato e venduto da un privato. Insieme a me hanno fatto l’atto di acquisto altre quattro persone. Ho messo le piante da frutta e ancora adesso ci sono piante da frutta, quindi non ho mai inteso fare operazioni illecite. Nel ‘96, il signore che aveva comprato il lotto di terreno accanto al mio ha costruito tre villette a schiera. Nel ‘97 le ha affittate. Nel 2004 ha condonato l’immobile abusivo e ha deciso di vendere. Io che ero confinante con il terreno ho ritenuto di fare un’offerta e ho comprato una delle tre villette. Ad agosto di quest’anno ho subito il sequestro dell’immobile perché costruito su terreno lottizzato abusivamente. Sono trascorsi sedici anni dall’acquisto del terreno e non ho saputo mai nulla della lottizzazione abusiva. La legge prevede che i passaggi di proprietà al di sotto dei diecimila metri quadrati vengano notificati dal notaio al comune. Solo in quest’area gli atti di compravendita sono stati stipulati da più di trenta notai diversi. Il giudice del riesame ha rigettato il ricorso fatto da me e dal proprietario di una delle altre due villette. Al terzo proprietario è stata riconosciuta la buona fede e gli hanno dissequestrato l’immobile. Sia io che lui abbiamo comprato, a distanza di poco tempo uno dall’altro, dallo stesso costruttore con le stesse modalità. In nove casi su dieci questi immobili sono abitati da famiglie con figli. La maggior parte di noi ha comprato o costruito per necessità. Non siamo speculatori. Le opere primarie ci sono tutte. Telecom e Enel hanno fatto le condotte quindici anni fa. Chi glielo ha consentito?».
Anche D. ha comprato un terreno in questa traversa, nel 1994. «Abitavamo in un appartamento a San Giorgio a Cremano in un’area a rischio eruzione. Il nostro sogno era quello di non vivere nel caos cittadino ma in una zona verde con un’aria più respirabile. Nel 2004 abbiamo costruito la casa in piena economia senza rivolgerci ai grossi costruttori della zona. Nel 2005 ci siamo trasferiti. Abbiamo ottenuto la residenza e iscritto i bambini a scuola. Paghiamo la tassa della spazzatura. I miei figli non sanno che il 10 febbraio forse se ne devono andare di casa. Loro qui hanno gli amici, fanno sport, vanno a scuola, in chiesa. Mio figlio piccolo l’altro giorno per sentirsi meno abusivo si è andato a cercare sull’elenco telefonico e mi ha detto: “Mamma, vedi noi ci siamo sull’elenco, quindi esistiamo”. Siamo gente per bene, non siamo abituati agli sgomberi come nei rioni popolari. Loro si sanno organizzare, sanno come fare casino contro i carabinieri. Non siamo preparati mentalmente a fare una cosa simile». Secondo quanto deciso il 30 gennaio 2009 durante l’incontro in prefettura, gli abbattimenti riprenderanno da via Rannola. (salvatore porcaro)

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