Uomini e caporali di Leogrande

Posted on 23 marzo 2009

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(kaf)

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Tutto viene a galla circa quattro anni fa. In piena estate 2005 tre ragazzi polacchi, impiegati in Puglia nella raccolta stagionale di pomodori, riescono a eludere la stretta sorveglianza dei loro caporali e denunciano le condizioni disumane in cui sono stati costretti a vivere per alcuni giorni. Il successivo blitz dei carabinieri (addobbati come truppe di assalto in un paese straniero) permetterà di liberare un numero impressionante di braccianti ormai stremati. Alcuni di essi avranno la forza di testimoniare in seguito contro i loro aguzzini. Parte da queste denunce il libro di Alessandro Leogrande – Uomini e caporali, Mondatori, 2008 – ma non si limita al resoconto degli ultimi fatti di cronaca. Il giovane autore compie un percorso a ritroso per scoprire le origini che legano la sua terra a un destino di sfruttamento e miseria. I corpi dei cafoni trucidati barbaramente all’inizio del Novecento rappresentano un ricordo ossessionante che non è possibile cancellare. Un ostacolo insormontabile che impedisce di costruire un futuro esente da violenza e terrore. Leogrande non rinuncia a raccontare storie di forte impatto emotivo. Cadaveri sfigurati che non vedranno mai nessuno piangere sulla propria tomba. Persone scomparse misteriosamente senza lasciare alcuna traccia dietro di sé. Pestaggi gratuiti e stupri interminabili per coloro che non riescono a reggere ritmi forsennati di lavoro nei campi. Ma al tempo stesso il libro non si sottrae a uno scrupoloso lavoro di analisi su provenienza geografica e status sociale di questi nuovi sfruttati. Ne esce fuori un identikit su cui la nuova Europa dovrà riflettere. Le privatizzazioni selvagge attuate nei paesi appena usciti dal socialismo reale hanno dato vita a un esercito di disperati che preferiscono rinunciare a ogni diritto pur di migliorare le proprie condizioni materiali. Sembra di rileggere alcune pagine di Steinbeck. I suoi primi romanzi narravano di intere famiglie in fuga dal povero e arido Ovest per cercare di garantirsi una sopravvivenza quantomeno dignitosa. Allora la crisi economica terrorizzava tutti. Il tempo pare essersi fermato. (marco borrone)

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