Pistoletto a piazza Plebiscito

Posted on 2 aprile 2009

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(c)

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La mattina del 25, Natale a piazza Plebiscito. L’installazione di Pistoletto è piena di sole. Sono le terre emerse attorno al Mediterraneo, una grande pedana d’acciaio rialzata di quasi un metro e appoggiata sui sanpietrini. I nomi dei paesi di questa carta geografica monumentale sono stampati sulla superficie verticale. La gente si siede al sole lungo i confini del Mediterraneo. Finalmente, in una distesa di pietra dove non c’è stata la possibilità di sedersi mai. I cani randagi della piazza stanno svaccati a scaldare le ossa. Sono stati i primi a salire sulla scultura. I bambini con le macchine telecomandate portate da Babbo Natale hanno una superficie liscia dove farle correre. Un ciclista osa, e usa l’installazione come palcoscenico per le sue prodezze. Altri, un po’ più grandi, inventano il gioco del passaggio da confine a confine. Chi salta dalla Sicilia alla Tunisia non ce la fa e cade a mare, chi passa Gibilterra va con agio. Qualcuno col cellulare scherza: «Ti chiamo dal Libano». Altri provano a farla risuonare come un djambee.
L’opera invita ad un uso ludico e conviviale di uno spazio comune e pubblico come una piazza. Risponde ad un’esigenza di socialità negata in uno dei rari luoghi aperti non soffocati tra cemento e gas di scappamento. L’artista lo ha voluto? L’opera è stata già esposta in una stesura iniziale alla Biennale di Venezia del 2003. Essendo stata creata per un’altra collocazione sembrerebbe di no. “Amare le differenze”, il titolo dell’installazione, sembra un gioco di parole. Amare aggettivo o verbo? La didascalia è anche ripetuta in tutte le lingue con una sequenza di neon colorati sopra il colonnato della chiesa di San Francesco di Paola.
«L’opera approfondisce e amplia l’idea di una possibile, armonica convivenza tra i popoli espressa nel progetto Love Difference». Così recita l’ufficio stampa. La convivenza tra i popoli appare anacronistica in una città incancrenita da munnezza, coca, malaffare, camorra e politica. Eppure da sempre l’installazione a piazza Plebiscito è stata opera della regione Camorra. Il regalo di Natale alla città. E a Capodanno il concertone. Ormai però “Natale delle arti a Napoli” sembra l’espressione di un potere allo stremo che cerca consensi offrendo alla città e ai turisti un prodotto “salvifico” perché artistico-culturale. Ma la creazione di un pieno dove incontrarsi e sedere al sole non riesce a far dimenticare il vuoto nel quale la città precipita. (alessandra cutolo)

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