San Polmone martire

Posted on 2 novembre 2009

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polmoni

(luca Eno trimaldi)

Nonostante sia proibito dal ‘92, in Italia circolano ancora trenta milioni di tonnellate di amianto. Secondo uno studio dell’ospedale Monaldi in Campania aumentano i tumori

A parlar male porta sfiga. Sarà questo il motivo per cui la Campania non ha un vero “Registro tumori”, come avviene per quasi tutte le regioni italiane. Per lo stesso motivo, probabilmente, l’Arpac (Agenzia campana per la prevenzione e protezione ambientale) è una delle poche strutture nazionali in cui manca un laboratorio per l’analisi della diossina. Proprio nella terra simbolo dei roghi tossici di rifiuti? Certo. Occhio non vede, cuore non duole, la gente non protesta… Ritornando ai tumori, il registro è compilato annualmente solo dall’ASL Napoli 4 e da quella della provincia di Salerno. Guarda caso mancano i dati di un’area fondamentale e popolosa, che si estende a nord di Napoli fino a tutta la provincia di Caserta, tristemente famosa per la gran quantità di sversatoi abusivi nei dintorni dell’asse mediano. Lo stesso territorio dove per mezzo secolo c’è stata la discarica regionale di Pianura e ora stanno aprendo quella di Chiaiano. Ci si aspetterebbe perciò un attenzione capillare e responsabile delle istituzioni, sensibilizzate dallo scandalo di un disastro ambientale e sanitario la cui fama ha ampiamente superato i confini nazionali. E invece, per sapere qualcosa sulla salute collettiva, dobbiamo ancora aspettare volenterose iniziative personali.

L’ultima è arrivata dall’Ospedale Monaldi, a firma del dott. Gerardo Ciannella e del dott. Giuseppe Antinolfi, rispettivamente dirigenti del servizio di Medicina Preventiva e di Anatomia Patologica. Si tratta di uno studio sulle malattie da asbesto realizzato a partire dalle cartelle cliniche dell’ospedale nel periodo che va dal 1997 al 2006. Una ricerca fortemente indicativa, visto l’assoluto rilievo regionale del Monaldi nella cura delle malattie polmonari, ma altrettanto ovviamente una sottostima, non potendo contare su dati epidemiologici più generali. Anche così, purtroppo, i risultati sono allarmanti:

1) Con circa 750 casi di tumori annui diagnosticati dal 2004 al 2007 Napoli risulta la città d’Italia con la più alta incidenza di carcinoma polmonare

2) I casi di Mesotelioma Pleurico, un tumore quasi sempre letale, sono aumentati del 50% nel periodo 2002-2006 rispetto al periodo 1997-2001. In particolare sono scesi enormemente i casi da “esposizione professionale” per lavoro (del 60%) e aumentati esponenzialmente gli altri (del 90%). Praticamente ininfluente, dal punto di vista della casistica, l’abitudine al fumo dei pazienti.

In tutti questi casi, come sottolinea l’equipe scientifica, la causa più accreditata è l’inquinamento ambientale, la manutenzione impropria dell’amianto e in particolare quindi le discariche abusive dello stesso. Significativa appare la casistica in aree come Pianura. L’equipe sottolinea con preoccupazione, oltre all’inquinamento dell’aria, quello delle falde acquifere. Invita perciò a fare bonifiche particolarmente accurate e a ricercare sversamenti abusivi nelle aree di picco della statistica.

Dati che saranno presto pubblicati sulla rivista Medicina2000 e molto probabilmente anche su Lancet, la rivista internazionale che diede la scossa sul disastro campano con la definizione del famoso “triangolo della morte”. Dati che però non sembrano essere arrivati sul tavolo del sottosegretario all’emergenza rifiuti Guido Bertolaso. La sua gestione di una discarica abusiva di amianto, ritrovata nella cava di Chiaiano, è stata infatti duramente contestata dai comitati civici. Inizialmente un filmato su uno strano interramento di materiale, operato dai militari nella cava, provocò un esposto alla Procura. In seguito altre “contraddizioni e stranezze” sono state denunciate: dalla tempistica del ritrovamento alla sua entità. Un documento dell’Asl di Marano, esibito dai cittadini, attesta che il ritrovamento è di almeno due settimane antecedente all’annuncio ufficiale di Bertolaso, il 29 ottobre 2008. Sui quantitativi poi c’è stato un incredibile balletto di cifre: in una prima intervista a Repubblica il generale Giannini (collaboratore di Bertolaso) parlava di “diecimila tonnellate di amianto”, ridimensionate a “pochi sacchetti” in altre valutazioni. Poche settimane fa il governo ha però stanziato 850.000 euro per bonificare il terreno da questi “pochi sacchetti”. Una cifra davvero importante per un’operazione realizzata in pochissimi giorni. I comitati hanno contestato sia le modalità della bonifica che l’assenza di un intervento sul sottosuolo e sulla falda acquifera. Le osservazioni più inquietanti restano proprio quelle del prof. Ciannella, secondo il quale è «incredibile che dopo un ritrovamento del genere non si sia sequestrato tutto per provvedere all’esplorazione e alla bonifica dell’intero sito». (nicola angrisano)

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