Il concorso e le colpe

Posted on 20 giugno 2010

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Sono cominciate le selezioni per il concorso più atteso della città, quello per 534 posti al Comune di Napoli. 112 mila partecipanti, più di un abitante su dieci. Nel racconto di chi c’era, l’assurdità della formula, i sospetti di brogli e le prime denunce

“Ho ventisette anni e quello al Comune di Napoli è stato il mio secondo concorso”, racconta Francesca, “il primo è stato quello dell’INPDAP: dopo l’iscrizione a dicembre 2009, ho scoperto che la prova si svolgerà non prima di gennaio 2011. Il concorso al Comune invece ha già lasciato il segno.  Sono riuscita ad entrare dopo una fila di un chilometro; insieme alle istruzioni mi hanno dato un’etichetta che riportava un codice a barre e i miei dati, e una matita indelebile il cui tratto si poteva cancellare in realtà con qualsiasi gomma. Eravamo in mille per tre soli posti”.

Valerio ha partecipato a ben tre sezioni del concorso: oltre a quella per i tre posti da istruttore del direttivo amministrativo, anche a quella per i venti posti da funzionario e i centosettanta da vigile urbano. “Ai primi due concorsi che si sono tenuti, quelli per ragionieri e funzionari economici, il punteggio medio di chi ha superato la prima selezione è stato di 45-48″, sottolinea; “in quello per gli amministrativi, il primo a cui ho partecipato io, la media è schizzata a 66,25. Può anche darsi che i ragionieri e gli economisti fossero tutti scemi rispetto a noi che siamo venuti dopo, ma di certo le condizioni in cui si è svolta quella prova aiutano non poco. Potevi sederti dove ti pareva, e anche cambiare posto nel lungo lasso di tempo che passava tra l’identificazione e l’inizio del test. Per molti fratelli o parenti, entrati nello stesso scaglione dato il cognome uguale, è stato possibile sedersi vicini e dividersi il lavoro”.

Anche Alessia, tra i partecipanti alla stessa selezione per i venti posti da funzionario amministrativo, confida di essersi confrontata su alcune risposte con una sua amica seduta accanto; “le domande erano le stesse, anche se distribuite in ordine diverso a seconda della fila, e non c’erano particolari controlli. Ma il tempo era talmente poco che era difficile anche copiare”.

Alla base della selezione, infatti, c’era soprattutto la capacità di resistere ad un utilizzo particolarmente perverso del tempo. “Ci sono stati dati due fogli”, spiega Francesca, “il primo numerato da 1 a 70 con le caselle per le risposte da annerire, il secondo sempre con numeri da 1 a 70 a cui corrispondevano altrettanti numeri – in ordine ovviamente non progressivo – delle domande da cercare in un libro con 4000 quesiti. Al momento dello start erano tutti pronti a strappare il cellofan dal proprio libro, per non perdere un solo millesimo di secondo. Per ogni domanda erano previsti infatti 34 secondi, compreso il tempo per cercarla. In altre parole, 70 domande da svolgersi in 40 minuti. Domande di logica verbale e numerica. Ora, mi chiedo, cosa c’è di logico nel rispondere a casaccio o semplicemente perché già si conosce il quesito e dunque la risposta? Perché in 34 secondi il ragionamento è impossibile”. In molti hanno infatti avanzato dei sospetti su alcuni risultati eccellenti. “Più di un libro contenente le 4000 domande è stato portato fuori dalla sala concorsuale” denuncia Veronica. “In teoria questo avrebbe dovuto comportare l’annullamento della prova, ma così non è stato. Eppure chi fosse riuscito a portare via un libro almeno un giorno prima della prova successiva avrebbe avuto tutto il tempo di segnarsi le risposte a casa e sostituirlo, al momento giusto, con quello consegnato dalla commissione”.

In mancanza del tempo materiale per applicare qualsiasi logica deduttiva, l’unica opzione onesta residua è quella di puntare ad un vero e proprio allenamento, fisico e mentale. “Ho iniziato a prepararmi a marzo”, racconta Alessia, che è riuscita a superare la prima selezione. “Mi sono allenata sul database delle 4000 domande pubblicate sul sito del Comune, imparando le più difficili a memoria. Ho utilizzato anche un manuale specifico, con un cd-rom che permetteva di simulare la prova” spiega. Ma anche molti di quelli che contavano su un solido aiuto esterno sembrano essere riusciti nel loro scopo, dati i risultati. “Può avere influito sui risultati anche la pratica della commissione di aprire le buste con i compiti svolti, alla fine del test, per attaccare le etichette identificative di ogni candidato sui fogli delle risposte”, sostiene Valerio, “invece di farlo fare a noi stessi perchè, così mi è stato spiegato ufficialmente, altrimenti i candidati potevano sbagliare. Intanto in quel lasso di tempo avrebbero tranquillamente potuto sostituire i fogli delle risposte compilate con altri già pronti”. “Fogli a lettura ottica senza timbro ministeriale né firma in originale. Semplici A4 fotocopiati”, incalza Veronica. Anche Alessia e Francesca sottolineano l’anomalia di quella etichetta “attaccata sul foglio delle risposte solo dopo”, separata dal “plico contenente una prova anonima”.

In un caso specifico invece non c’è stato bisogno di dare troppo spazio a ipotesi speculative. “Al concorso per vigili urbani dopo l’identificazione siamo rimasti ad aspettare l’inizo del test per un paio d’ore”, racconta Valerio. “Sono andato in bagno e mentre mi lavavo le mani ho assistito ad una conversazione eloquente. Un tizio ha chiesto nervosamente a un altro: “Ce l’hai il foglio?”. L’altro ha risposto di no, e sono tornati ognuno nella sala a cui erano stati assegnati. Poco dopo quello che era nella mia stessa sala parlava con una donna dello staff. Quando si è alzato una terza volta l’ho seguito: si è incontrato di nuovo in bagno con quello di prima e stavolta ho visto passare un foglio da una mano all’altra. Sono andato allora a segnalarlo ad un’addetta del Formez che era nella commissione di vigilanza, e lei mi ha detto “me li indichi senza farsi notare, non si preoccupi, facciamo noi”. Le ho indicato i due, entrambi ben riconoscibili, ma a questo non è seguito niente. Quando, dopo la prova, sono andato a chiedere spiegazioni, mi hanno detto che erano stati “guardati” per tutto il tempo. Uno dei membri della Commissione di vigilanza ha cominciato ad innervosirsi “Ma lei chi è? Vuole fare una denuncia? Si trovi un avvocato!”. Allora ho deciso di denunciare davvero la commissione, sul momento; la denuncia è stata firmata dal Presidente della Commissione Ripam, che mi ha anche detto “Fai pure, così facciamo vedere che è tutto trasparente”; ma l’addetta del Formez si è rifiutata di darmi le sue generalità”.

Quella di Valerio è stata l’unica denuncia in sede ma altre ne sono venute nei giorni successivi, tanto da fare aprire un’inchiesta sulle presunte mazzette circolate per l’assegnazione dei posti. E se un annullamento della prova sembra al momento ipotesi remota, rimane per lo meno uno spaesamento diffuso tra i partecipanti a quello che doveva essere “il primo concorso senza raccomandazioni” dell’era Brunetta. “A parte le modalità di una prova assurda, mi chiedevo a questo punto perché non collocare una selezione a monte” dice Francesca, “in base al voto di laurea o del diploma. Poi mi è stato ricordato che abbiamo pagato 15 euro a prova per partecipare. Dunque meglio scremare dopo che prima”.
(marco borrone/viola sarnelli)

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