«¡Que vivan las compañeras!» – Oggi si festeggia

Posted on 25 giugno 2010

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Le Siciliane vincono il Premio Alpi. E non dovremmo festeggiare?
Mafia, camorra, Fiat: è tutto alla faccia vostra!

(da www.ucuntu.org, 24 giugno 2010)

A Napoli, come sapete, si paga il pizzo. Il camorrista va dal commerciante e gli fa: “O paghi o ti faccio saltare in aria”. Il commerciante liberamente decide che pagare è molto meglio di saltare per aria. “Bravo – gli fa la camorra – tu sì che sei un uomo saggio e perspicace”.

I napoletani che hanno la disgrazia di essere anche operai di fabbrica, tuttavia, il pizzo lo pagano due volte.  La prima volta alla camorra, secondo le democratiche modalità sopra indicate. E la seconda alla Fiat, sempre in maniera libera e nel pieno rispetto della democrazia. “O paghi – gli fa la Fiat – e cioè mi vendi il tuo lavoro per un pezzo di pane, o ti levo la fabbrica e ti riduco alla fame. E l’operaio – non tutti – liberamente e democraticamente paga.

Tutto questo per dire che è anche per questo che Saviano e alcuni altri, invece di parlare semplicemente di camorra, parlano di Sistema. Il Sistema comprende la camorra, e comprende la Fiat. La Fiat, man mano che ammazza Keynes, si fa camorra; e la camorra, man mano che reinveste i soldi, si fa Fiat. Sempre più evanescenti le differenze fra l’una e l’altra, e tendenti a sparire. Onde è saggio e scientifico considerarle come un tutto unico, il vecchio Establishment, modernamente ‘O Sistema.

‘O Sistema ha un governo che caccia i giudici (vedi Caselli) minaccia d’ammazzamento i pentiti (vedi Spatuzza), ruba ai produttori le fabbriche (vedi Pomigliano). Tutto ciò è tuttavia secondario, non essendo ormai più da tempo – come lucidamente previsto dal Vecchio Maggiore della Fattoria – il governo ormai più che una specie di stanza in cui i rappresentanti della Fiat, della camorra e degli altri poteri ogni tanto si siedono per dirimere fra amici i  loro affari.

* * *

E’ un tempo malinconico – o forse  no: di ricordi –  questa fine di giugno, per il vostro  corrispondente. Trent’anni esatti – ahimè, quantum mutatus – da quando la musa del giornalismo ci arruolò, freschi e ingenui, al suo servizio. Venti da quando, un po’ meno freschi ma non domi, si navigava con  Fracassi  e la sua redazione (valorosissima) di ragazzi su Avvenimenti. E quindici da quando è morto il nostro maestro  Giuseppe D’Urso, quello che c’insegnò le forme del potere moderno, la massomafia.

E il mio  amico Fratangelo,  procuratore di Avvenimenti
e poi del Siciliani quotidiano, grasso, compagno, sfottente,   coraggioso? Anche lui via con l’estate, cinque anni fa. E così pure Maoloni, il grande grafico  (le pagine su cui ci state leggendo discendono da un suo capolavoro)  che accompagnò per tanti anni, lui, grande artista, noi giornalisti pirati.

E Turone,
e il buon Gnasso, e padre Balducci, e Pratesi? Tutte penne grandissime, appuntite, ma al servizio dei poveri e non dei padroni. A tutti è toccato dunque il premio massimo – la dimenticanza ufficiale, la damnatio memoriae – con cui i potenti segnano chi ha fatto loro veramente paura.

* * *

Non volevamo scrivere di questo, ma del lavoro di ora. Pochi giorni fa i redattori di Ucuntu si sono rinchiusi per un paio di giorni a studiare, a fare il punto del cammino percorso e a cercar di capire quel che resta da fare. Ne parteremo ancora, sia qui su Ucuntu che in redazione fra di noi.

Operativamente, hanno deciso di fare uno sforzo per estendere la rete, sempre con  poche chiacchiere e molti fatti: una nuova inchiesta collettiva sui poteri mafiosi, una mappa aggiornata (sempre collettiva) delle lotte sociali, un’inchiesta (collettiva anch’essa) sull’emigrazione africana.  Collettiva per noi vuol dire, come sempre, che non siamo autosufficienti, che lavoriamo con altri, che insegniamo/ impariamo continuamente, che facciamo rete.

Sono sempre le stesse due cose che s’intrecciano, da noi: da un lato una storia fortissima, veramente alternativa (I Siciliani, Siciliani/Giovani, Avvenimenti, l’Alba, Casablanca, poi Ucuntu, poi la rete di Lavori in corso, poi chissà cosa, sempre nell’antimafia e nel collettivo), dall’altro una serietà “professionale” e tecnica che ci fa scoprire prima degli altri le ricadute pratiche (e “politiche”) di ogni tecnologia.

Se guardate l’ultimo menù di Repubblica.it, per esempio, trovate un “giornale elettronico” (pdf, tecnica Issuu, web sfogliabile, ecc.) che è esattamente un Ucuntu molto più in grande: ma due anni dopo…

Rete e tecnologie invadono sempre più il giornalismo, e noi non ne abbiamo paura; anzi. Un internet di esseri umani – non di semplici macchine, e men che mai di mercato – è quello dentro cui navighiamo. E tanto si estenderà, grazie a noi e a tutti gli altri, che alla fine – alla faccia di ‘O Sistema – cambierà il Paese.

* * *

Le righe che restano, le dedichiamo a festeggiare. Due nostre brave compagne, Chiara Zappalà e Sonia Giardina (per un disguido i due nomi, ufficialmente, son diventati uno) hanno vinto il Premio Alpi per miglior reportage locale con “Una rovina di città”, video-inchiesta sulle periferie catanesi. Tutto il giornalismo ufficiale d’Italia è dunque lì a bocca aperta ad ammirare il capolavoro di queste due ragazze siciliane.

Per me, veramente, è un guaio perché i numerosi bicchieri che sto bevendo alla loro salute (più quelli di poco fa, “di malinconia”) non mi hanno certo fatto bene alla glicemia. Ma chi se ne frega! Viva Chiara, viva Sonia, ¡viva las compañeras! e viva la vita che va avanti e non si ferma.
(riccardo orioles)

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