I nani del circo

Posted on 4 luglio 2010

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Sabato 26 giugno 2010 – A Reggio Emilia si tiene il convegno No Cocaine Day (a quanto pare fa più tendenza scritto in inglese). In rappresentanza del governo c’è Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche per la famiglia, contrasto alle tossicodipendenze, servizi sociali… insomma mancano solo dio e patria. Sì, proprio lui: trattasi dello stesso uomo che ebbe il coraggio di sostenere che Stefano Cucchi non fosse stato ucciso in carcere dalla polizia, ma dalla “drogaaaaaa”.

Giovanardi parcheggia con la sua auto blu in mezzo alla strada, bloccando completamente il passaggio degli autobus, nonostante Reggio (al contrario di Napoli) offra molteplici e comode soluzioni per tenere in sosta il proprio veicolo. Alcuni sguardi del tipo “vorrei ma non posso” sognano il modo di eludere la sorveglianza per rigare la fiancata di quel simbolo ostentato di lusso e privilegio. Io sono in compagnia dei ragazzi in cura in comunità, costretti a sorbirsi i vuoti discorsi tronfi di retorica dei più disparati rappresentanti delle istituzioni. Il solo modo per allontanarsi è chiedere il permesso per fumarsi una sigaretta scendendo al piano terra. È un continuo viavai sulle scale per garantirsi quei cinque minuti di pausa da quel mortorio.

Mentre io e Stefano siamo seduti sui gradini a parlare, due scagnozzi che scortano il sottosegretario, agghindati di tutto punto, salgono altezzosi la scalinata. Dicono di essere i suoi autisti. Con lo stesso fare arrogante sbeffeggiano me e il mio amico, che pur non avendo più i rasta, rimane un bersaglio facile da individuare e colpire: «Tutto bene ragazzi? Ah, ah, ah!», sghignazzano fin troppo sicuri di sé. Non si aspettano, in realtà, la pronta reazione di Stefano, che forse loro credevano già lobotomizzato dalle massicce dosi di metadone. Chissà come se la immaginano, loro, una comunità di recupero. O come la vorrebbero: una sorta di carcere dove espiare i propri peccati mortali, o forse una clinica dove addormentare i cervelli e reprimere le pulsioni istintive. Per fortuna non è così, e Stefano si volta per rispondere: «No! Tutto male. Peccato che ci sia questa disparità di condizioni tra di noi, non trovate?». Faccia sorpresissima del tipo in giacca e cravatta che si blocca di scatto come appena fulminato: «Oh, e perché, cosa c’è che non va?». «Per esempio Pomigliano…» gli rinfaccia Stefano, che non ha perso il vecchio spirito di militante. Ma il semplice autista, ormai autopromossosi a portavoce ufficiale del governo, non si fa intimorire: «Beh, mi sembra che là in quella fabbrica ci fosse qualcosa che non andava», con il piglio di chi, evidentemente, spendeva in quello stabilimento tempo e fatica tutti i giorni. Poi la discussione si sposta in modo inevitabile su Cucchi e lui, con tutta calma, alle nostre osservazioni risponde: «Noooo, ma lui mica si è augurato la morte di Cucchi. Ha detto semplicemente che Cucchi è morto perchè era un drogato che aveva bisogno di cure». Ah ecco, semplicemente. Stefano non trattiene la rabbia in corpo. Si alza, sbraita, sbatte i pugni sul muro, e vorrebbe davvero che quel tipo uscisse per un attimo dal personaggio che sta recitando per tornare ad essere un uomo. Ma nel frattempo altre persone scendono lungo le scale, e lui approfitta del caos, per tornare dal suo padrone. (marco borrone)

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Posted in: attualità