A Castel Volturno due anni dopo

Posted on 17 settembre 2010

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(foto di carola pagani - 18 settembre 2009)

(dal centro sociale ex-canapificio di Caserta)

Sono passati due anni dalla strage di San Gennaro, dove sei migranti furono trucidati dai mitra della camorra. In questi due anni la vita a Castel Volturno non è sostanzialmente cambiata.

La Prefettura di Caserta è divenuta la sede del “Modello Caserta” voluto da Maroni ossia di quel coordinamento tra le forze dell’ordine che ha portato all’arresto di alcuni esponenti della criminalità e fatto della repressione l’unica arma per combattere la camorra. Ma il Modello Caserta ha continuato a ignorare l’insicurezza dei luoghi di lavoro e lo sfruttamento dei lavoratori italiani e immigrati posti quotidianamente di fronte al ricatto “o lavoro o diritti”.  La crisi economica, l’assenza di strumenti di emersione dal lavoro nero hanno aumentato la discriminazione sociale, lavorativa, giuridica e reso i migranti ancor più vulnerabili, ricattabili da caporali e camorristi.

I migranti continuano a essere sfruttati nelle campagne e nell’edilizia; le forze dell’ordine continuano a fermare lavoratori alle quattro di mattina alle rotonde o negli autobus scambiando le vittime dello sfruttamento con i criminali; ottenere il permesso di soggiorno diventa sempre più complicato e difficile.

Le vittime della strage di San Gennaro erano innocenti, lo abbiamo detto dal 18 settembre 2008. La camorra ha sparato per dare un avvertimento, per marcare il potere sul territorio. A Giuseppe Setola è stata contestata anche l’aggravante di “odio razziale” e il processo sta confermando l’innocenza dei sei migranti. Questa verità sembra così difficile da accettare. Giornalisti, scrittori, politici e a volte persino qualche operatore sociale continua a sostenere la tesi che qualche cosa di poco chiaro i sei devono avercela.

Il coordinamento antirazzista di Caserta, in occasione del secondo anniversario della strage, vuole ricordare i propri morti con la deposizione di una scultura sul luogo dell’eccidio.
Il Movimento dei Migranti e Rifugiati vuole riaffermare che la morte di KWADWO OWUSU WIAFE, IBRAHIM ALHAJI, KARIM YAKUBU (AWANGA) KUAME, ANTWI JULIUS FRANCIS, JUSTICE SONNY ABU, ERIC AFFUN YEBOAH e la testimonianza dell’unico sopravvissuto,  JOSEPH AYIMBORA, grazie al quale è stato possibile arrestare i killer e che oggi è sottoposto a programma di protezione, non è stata invano e che la loro memoria ci rende più forti e determinati nelle nostre lotte.

Non è la violenza della camorra a farci paura ma il silenzio e l’indifferenza verso una popolazione di lavoratori immigrati e di rifugiati considerati facili bersagli, sui quali sparare per allenarsi.

VI ASPETTIAMO SABATO 18 SETTEMBRE ALLE ORE 11 SUL LUOGO DELLA STRAGE. A Castel Volturno, nei pressi del locale commerciale “ob ob exotic fashion” al numero civico 1083 ss Domitiana, per installare una scultura simbolo di fratellanza contro le camorre e il razzismo. L’invito alla partecipazione è stato rivolto anche al comune di Castel Volturno al quale è stato chiesto di patrocinare l’iniziativa.

Promotori:

Movimento dei Migranti e dei Rifugiati – Ass. Black and White – Ass. Jerry Masslo – Ass. Senegalesi di Caserta – Ass. Radicale Legalità e Trasparenza – Caritas – Centro Sociale Autogestito ex canapificio- Comboniani- Lab. Sociale Corsia di Sinistra Acerra – Centro Pastorale Giovanile – Scout – Missionari di Castel Volturno – Operazione Colomba- Padri Sacramentini – Studenti Medi –
Con il sostegno di: ASGI Campania – Circolo Arci Thomas Sankara – Forum Antirazzista Campania

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