Rifiuti: gestione e partecipazione

Posted on 22 settembre 2010

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( foto di alessandro de filippo )

In Campania cominciano le prove di una gestione ordinaria dei rifiuti. Ad agosto si è dato avvio al processo per la scrittura del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani (PRGRU). La procedura di consultazione è ristretta ai “competenti in materia ambientale”, vale a dire assessorati provinciali, agenzie regionali, regioni confinanti, enti parco e altre istituzioni. A breve saranno invitati a dare un loro parere anche i cosiddetti “interlocutori selezionati”, vale a dire associazioni di industriali, commercianti, artigiani e agricoltori, procure della repubblica, organizzazioni non governative. Infine verrà il momento del “pubblico”, vale a dire le persone che hanno un interesse nell’elaborazione del piano. Per il primo gruppo è stato elaborato un formulario per proporre aggiunte e suggerimenti, per il secondo e il terzo la modalità di partecipazione non è ancora chiara.

In quanto parte del pubblico resto in attesa di informazioni sugli strumenti e i luoghi per partecipare ma nel frattempo vale la pena fare delle prime considerazioni.

La gestione dei rifiuti non può essere affrontata come lo è stata fino agli anni Novanta, ovvero come un mero problema tecnologico e ingegneristico. La molteplicità dei fattori implicati nella produzione, riciclo e smaltimento dei rifiuti deve essere affrontata più come un processo politico-sociale, che come una questione tecnica. Un approccio integrato deve mettere insieme questioni manageriali, ambientali, economiche, sociali e politiche. La progettazione di impianti e processi, che in qualche modo vincolano per decenni il futuro di territori e persone, nasce anche dall’idea di società che vogliamo costruire.

Al contrario, l’approccio adottato in Campania sembra ancora fermo ai modelli convenzionali; infatti, la scrittura del documento programmatico del PRGRU è stata affidata a tre ingegneri. Il risultato è che tra i principi del documento sono presentate tecniche di contabilità delle risorse, come l’analisi dei flussi materiali e l’analisi del ciclo di vita, ma non si accenna a tecniche di partecipazione come le analisi sociali multi-criterio. Contano, infatti, non solo i criteri ma anche i pesi assegnati ai criteri, che potrebbero essere differenti secondo l’attore che ha il potere di stabilirli. Rabitti, nel suo libro “Ecoballe”, dimostrò chiaramente che i pesi assegnati ai criteri per giudicare la proposta di messa in opera del sistema rifiuti in Campania nel 1998 erano fondati sulla volontà politica di fare in fretta e a basso costo senza dare alcun valore alle competenze tecniche e alla tecnologia offerta. Una storia che il professor Arena, uno dei tre ingegneri che ha preparato il documento del PRGRU, dovrebbe conoscere bene, giacché partecipò come membro della commissione di aggiudicazione dei termovalorizzatori.

Figura 1: 2007 Densità di produzione dei rifiuti (kg/Km2/g) per ciascuna delle province italiane - Clicca sull'immagine per ingrandire

La sua presenza nel gruppo di lavoro fa nascere qualche sospetto sulla volontà di cambiare davvero rotta nella gestione dei rifiuti. Arena, infatti, dal 1996 rilascia consulenze ai commissari campani incassando lauti compensi. Questo non lascia indifferente il pubblico e certamente non sarà d’aiuto per il processo partecipativo. In fondo, tutti quelli che hanno partecipato a qualsiasi titolo al commissariato dei rifiuti campani condividono parte delle responsabilità per i danni arrecati. Più di quindici anni di emergenza caratterizzati da un processo sempre più autoritario sancito dal decreto 90/2008 che ha imposto dieci discariche, l’apertura di un termovalorizzatore che allo stato non funziona a pieno regime, altri tre in progetto, sovradimensionando il sistema di smaltimento della regione.

Anni in cui si sono accumulati sette milioni di tonnellate di ecoballe, sono spariti più di due milioni di tonnellate di rifiuti urbani, non si è mai dato conto al fatto che la provincia di Napoli ha la densità di produzione di rifiuti (kg/Km2/g) più alta d’Italia (Figura 1, anno 2007) e che molte aree della Campania non sarebbero mai dovute essere considerate in emergenza, come un’analisi multidimensionale e multi-scala avrebbe facilmente evidenziato.


In questi anni si sono susseguite
centinaia di mobilitazioni dei cittadini, che hanno protestato contro l’imposizione di tecnologie obsolete, l’apertura di mega-discariche, lo smaltimento illegale dei rifiuti, i roghi ripetuti sui territori, il rischio per allevamenti e agricoltori, il peggioramento della salute delle persone. Attività che hanno fatto maturare una competenza diffusa sulla complessità del ciclo dei rifiuti che deve trovare il giusto spazio per esprimersi. Nella regione c’è oggi un’esperta comunità che non deve perdere l’occasione. Il ritorno all’ordinario è un momento decisivo per costruire proposte concrete ed effettive per un ciclo dei rifiuti partecipato e sostenibile. (quincas l’acquaiolo)

Figura 1: 2007 Densità di produzione dei rifiuti (kg/Km2/g) per ciascuna delle province italiane

In questi anni si sono susseguite centinaia di mobilitazioni dei cittadini, che hanno protestato contro l’imposizione di tecnologie obsolete, l’apertura di mega-discariche, lo smaltimento illegale dei rifiuti, i roghi ripetuti sui territori, il rischio per allevamenti e agricoltori, il peggioramento della salute delle persone. Attività che hanno fatto maturare una competenza diffusa sulla complessità del ciclo dei rifiuti che deve trovare il giusto spazio per esprimersi. Nella regione c’è oggi un’esperta comunità che non deve perdere l’occasione. Il ritorno all’ordinario è un momento decisivo per costruire proposte concrete ed effettive per un ciclo dei rifiuti partecipato e sostenibile. (quincas l’acquaiolo)

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