Perchè siamo condannati all’emergenza

Posted on 24 settembre 2010

0


(disegno di luca dalisi)

(di Fabrizio Geremicca da Il Corriere del Mezzogiorno del 24 settembre 2010)

Una catena spezzata in più punti: ecco il ciclo dei rifiuti in Campania, ecco perché incombe il rischio di una nuova emergenza. La Regione produce ogni giorno circa settemila tonnellate di immondizia.

1 – Raccolta
La catena si spezza già al primo anello: la raccolta. Un groviglio di appalti e subappalti. Caso emblematico: Napoli. Asia (tremila dipendenti) affida il servizio a Enerambiente (quattrocentosettanta) che a sua volta attinge a piene mani alla cooperativa Davideco (centoventi) e agli interinali (almeno altri centocinquanta). Lievitano i costi e le clientele. L’alternativa virtuosa? Le società pubbliche utilizzano il proprio personale e i propri mezzi, evitando di diventare ostaggio di ricatti e minacce.

2 – Differenziata
Per legge dovrebbe essere già al 40%. Bidoncini colorati nelle abitazioni e prelievo porta a porta. Almeno tremila tonnellate di spazzatura ogni giorno non finirebbero in discarica o nell’inceneritore. Oggi se ne salvano a malapena millequattrocento, complici i controlli inadeguati e una sensibilità ancora insufficiente di una fetta dei campani.

3 – Compostaggio
In regione non ci sono impianti. Capannoni, vale a dire, nei quali l’umido diventa fertilizzante o terriccio. I pochi Comuni che raccolgono l’umido spendono duecento euro a tonnellata affinché sia trattato fuori regione.

4 – Tritovagliatore
Creati per trasformare la spazzatura in un materiale a elevato polere calorifico che dovrebbe finire nel termovalorizzatore. Le famose ecoballe. Invece, i Cdr sono meri tritovagliatori (Stir). Si limitano a sminuzzare l’immondizia e a separare l’umido dal ferro.

5 – Termovalorizzatore
Il prodotto degli Stir passa poi all’anello successivo: il termovalorizzatore di Acerra. Un’altra rottura della catena: dovrebbe bruciare duemila tonnellate di immondizia al giorno. Adesso non va oltre quota cinquecento, si vedrà più avanti perché. Per di più, non riceve Cdr ma tritovagliato e gli sbalzi di temperatura potrebbero danneggiare l’impianto.

6 – Discariche
Se il sistema funzionasse, negli sversatoi finirebbero non più di duemila tonnellate al giorno: le settemila iniziali al netto di tutto ciò che non si può differenziare o incenerire o lavorare con un trattamento meccanico biologico, a freddo. Oggi, invece, in discarica finiscono almeno cinquemila e cento tonnellate al giorno di spazzatura. Inevitabilmente gli invasi sono in via di esaurimento.

Il caso Acerra
Ma torniamo ad Acerra e al termovalorizzatore. «I tre forni sono completamente da rifare», sostiene un dirigente di Partenope Ambiente, la controllata del gruppo A2a che gestisce il termovalorizzatore. Il manager, che chiede riserbo circa la sia identità, fornisce una ricostruzione ben diversa dalle rassicuranti dichiarazioni della Protezione Civile e del sottosegretario Guido Bertolaso, secondo il quale il termovalorizzatore funziona sì a ritmo ridotto – sono ferme due linee su tre – ma solo per motivi di manutenzione. «Altro che manutenzione», sbotta, «Fisia Babcock, che ha costruito il termovalorizzatore per conto di Impregilo, non ha messo le adeguate protezioni contro i fumi acidi prodotti dall’incenerimento della spazzatura. Immagino per risparmiare soldi o tempo. Inevitabilmente due forni su tre, il secondo e il terzo, sono saltati. Sono pieni di buchi. Vanno rifatti e per questo sono fermi.
Quanto al primo, è piuttosto malmesso anch’esso. Stiamo facendo il possibile per tirare avanti, ma non escludiamo affatto che possa cedere da un momento all’altro».

Insomma, il gioiellino inaugurato dal premier Berlusconi con parole di elogio agli eroi di Impregilo, sarebbe un impianto tutt’altro che ottimale, secondo chi lo gestisce. «Dal punto di vista delle emissioni», prosegue la fonte interna ad A2a, «nulla da dire. Anche quando funzionava a pieno regime, si era ben al di sotto dei valori massimi di legge. Però, ripeto, quello dei forni è un gravissimo problema che i costruttori ci hanno lasciato in eredità». Della questione sono a conoscenza anche i vertici di Asia, la controllata del Comune di Napoli che effettua il prelievo dei rifiuti nella metropoli. Si spiegano certamente anche in questo modo le recenti dichiarazioni dell’assessore all’Igiene Urbana, Paolo Giacomelli, che ha sottolineato appunto le disfunzioni del termovalorizzatore. Secondo A2a, per rimettere in sesto l’impianto, smontando sostanzialmente i forni e sostituendoli con strutture nuove di zecca, occorreranno non meno di 11 milioni di euro. «Soldi», dicono dalla sede di Partenopee Ambiente, in via Toledo a Napoli, «che stiamo anticipando e che sottrarremo ai 350 milioni dovuti ad Impregilo per il termovalorizzatore».

Il manager entra anche nel dettaglio dei tempi previsti per rimettere l’inceneritore in funzione a pieno regime:«I nostri tecnici stanno lavorando 24 ore su 24, sabato e domenica inclusi. Se non ci saranno intoppi, entro fine novembre concluderemo i lavori sul secondo forno ed entro fine dicembre sul terzo. Poi interverremo sul primo, nella speranza che nel frattempo non si sarà bloccato. A partire da marzo il termovalorizzatore dovrebbe funzionare di nuovo a pieno regime, bruciando fino a duemila e cento tonnellate di rifiuti ogni giorno».

E’ insomma un j’accuse in piena regola, quello di A2a. A esso replicano fonti Impregilo: «L’impianto ha superato il collaudo, prima di essere consegnato ad A2a. Può darsi che siano necessari alcuni interventi, ma questo fa parte della manutenzione, nulla di gravissimo. Poche settimane e sarà tutto a posto».
Sul caso, interviene ancora una volta Tommaso Sodano, ex presidente della commissione Ambiente al Senato e consigliere provinciale: «L’inceneritore non andava costruito, perché la sua realizzazione è uno dei motivi per cui non si punta alla differenziata.
Più immondizia finisce lì dentro, più guadagna chi lo gestisce. Per di più, dopo poco tempo già funziona malissimo. Ora si parla di costruirne altri due o tre in Campania. Follia e malafede».

Viaggi della speranza
Proprio la semiparalisi di Acerra, intanto, ha indotto la Regione Campania a pubblicare un avviso per reclutare aziende disposte a trasportare oltre regione i rifiuti che potrebbero accumularsi nei tritovagliatori. Esattamente come nei giorni più bui dell’emergenza, quando partivano navi e treni in ogni direzione, torna l’ipotesi dei viaggi dell’immondizia della spazzatura. Sostiene l’assessore regionale all’Ambiente, Giovanni Romano:«Solo una misura prudenziale». Non c’è da dubitarne, ma suona lo stesso beffarda, per chi ricordi che, nella passata emergenza, si disse che proprio la costruzione del termovalorizzatore ad Acerra avrebbe posto fine ai “viaggi della speranza” e si addossò la responsabilità della crisi a chi, invece, chiedeva solo un ciclo dei rifiuti degno di un paese civile: differenziata spinta e compostaggio in primis. (fabrizio geremicca)

Annunci
Posted in: rifiuti