Vesuvio, discariche e manganelli

Posted on 25 settembre 2010

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Settimana di scontri a Boscoreale. I cittadini chiedono la non apertura della seconda discarica nel parco del Vesuvio ma le forze nell’ordine rispondono con la forza. Bruciati due autocompattatori

«Questi sono pazzi…». Basta per spiegare tutto quel che sta succedendo da una settimana presso la rotonda di via Panoramica, all’incrocio tra Boscoreale, Boscotrecase e Terzigno. Siamo a cinquecento metri dalla ormai colma discarica SARI e dalla cava Vitiello, prossimo “buco” individuato da Guido Bertolaso per nascondere i rifiuti di Napoli sotto il tappeto.

La discarica SARI ha smesso di funzionare nel 1995 dopo avere ingurgitato rifiuti per oltre vent’anni. Nel maggio 2009 il governo Berlusconi, rappresentato dal sottosegretario Bertolaso, ha deciso di riaprirla senza nessun intervento di bonifica. È bastato un anno e, dal momento che la cava è piena, si è già deciso di aprire l’adiacente cava Vitiello, capace di contenere oltre tre milioni di tonnellate di rifiuti di ogni genere. Quando, la scorsa settimana, l’assessore regionale all’ambiente Gianni Romano ha dichiarato l’intenzione di aprire la suddetta cava, nonostante il parere sfavorevole del TAR e della commissione europea, il movimento “difesa del territorio area vesuviana” (che da anni denuncia gli scempi in atto nel parco nazionale del Vesuvio e propone allo stesso tempo metodi alternativi di gestione dei rifiuti) ha portato oltre tremila persone a una protesta che alla fine ha convinto anche i sindaci della zona a darsi una mossa: da questo sabato 25 settembre, Gennaro Langella, sindaco di Boscoreale, inizierà lo sciopero della fame mentre per la prossima settimana è atteso un tavolo tecnico di tutti i sindaci dell’area vesuviana per mettere in campo iniziative a difesa della salute dei cittadini.

Intanto sulla rotonda di via Panoramica succede l’inverosimile. Sono ormai sei giorni che la discarica è presidiata notte e giorno dai cittadini e da tre notti la polizia, in tenuta antisommossa, interviene caricando i manifestanti non appena arrivano i camion pronti a sversare. Nella notte tra martedì 21 e mercoledì 22 settembre due automezzi sono stati dati alla fiamme e cumuli di rifiuti sono stati riversati per le strade. Critica la situazione nella notte fra giovedì 23 e venerdì 24: per allontanare la folla – composta per lo più di madri e bambini – le forze dell’ordine hanno sparato sei razzi i quali, sorvolando la testa dei manifestanti opposti al cordone di polizia, sono caduti al centro della rotonda; uno di questi si è insinuato sotto un passeggino per bambini. «Questi sono pazzi…». L’incredulità delle persone è palpabile, ingenti forze di polizia sono all’opera per scortare i camion verso la cava Sari e per farlo sono pronti a caricare i cittadini; allo stesso tempo, a nessun rappresentante delle forze dell’ordine viene in mente di controllare cosa davvero trasportino i camion in arrivo verso la discarica. Durante il giorno invece, sempre giovedì 23, cinque attivisti del movimento, tra cui un padre di famiglia, sono stati sottoposti alla perquisizione degli appartamenti – finita con esito negativo – e sono stati trasportati in questura a Napoli per essere rilasciati poche ore dopo data l’evidente inutilità di una simile operazione.

Sì, è un mondo di pazzi in cui a farla da padrone è un’informazione quasi mai corretta. In questi giorni, fatta eccezione per il TG3 linea notte, Rai News 24 e la troupe di Anno Zero, è ravvisabile nei telegiornali quotidiani il tentativo di screditare i movimenti di difesa del territorio allineandosi alle parole di Bertolaso, il quale ritiene che “dietro queste proteste si nasconde la camorra”. Sono pazzi gli amministratori, sono pazzi i tutori dell’ordine, sono pazzi i mezzi di informazione… ma quelli candidati a morire avvelenati sono le migliaia di cittadini che abitano alle pendici del Vesuvio, il quale negli anni ha preso le sembianze di una pattumiera a cielo aperto che da abusiva è stata semplicemente legalizzata. (alessio arpaia)

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