Rifiuti, perseverare è diabolico

Posted on 1 ottobre 2010

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(di Francesco Iacotucci da Terra, 1 ottobre 2010)

Se da una parte l’inceneritore pare rivelare tutti suoi problemi di inadeguatezza tecnica, dall’altra c’è la popolazione e i sindaci che lottano all’unisono per evitare l’apertura di una seconda discarica nel Parco del Vesuvio, e poi c’è il comune di Napoli e l’Asia che come suggeriva ieri il premier non “fanno la differenziata”, ma il comune non paga neanche le ditte esterne dedicate alla raccolta dei rifiuti, ed ecco comparire di nuovo i cumuli di spazzatura per strada.

Bertolaso dice che questa emergenza è strana, in realtà è solo un assaggio di ciò che accadrà tra qualche mese quando le discariche aperte durante il commissariamento si esauriranno.

La seconda discarica nel Parco del Vesuvio sembra sia stata esclusa anche dal premier,  ma adesso la vera domanda è, cosa si può fare in cinque o sei mesi per non cadere nuovamente nel tunnel della crisi rifiuti?

Caldoro ai giornali ha risposto che a breve saranno pronti i bandi per i due inceneritori di Napoli e Salerno, ma come possono due impianti che inizieranno a funzionare tra tre anni (se tutto va bene) risolvere un problema che si presenterà tra pochi mesi?

Cesaro in gran segreto sta cercando una  nuova discarica che possa sostituire il secondo invaso di Terzigno e quindi dare respiro per almeno un altro anno. Ma come la storia insegna, trovare un sito per una discarica non è opera da poco, anche perchè i siti sembrano essere sempre gli stessi, Tufino, Giugliano… cioè siti che dovrebbero essere bonificati e non certo caricati di un’altra discarica.

Di differenziata e di recupero materia o di riduzione dei rifiuti nessuno parla più, per non parlare di impianti di compostaggio…

Eppure un impianto di recupero materia in pochi mesi può essere ultimato, così come un impianto di trattamento dell’umido, difatti a Salerno un impianto sta per essere inaugurato, quindi i costi di trasferimento possono essere tagliati in favore dell’incremento della raccolta differenziata.

Com’è possibile che tutti sono pronti a spendere centinaia di milioni di euro per degli impianti di incenerimento ma i comuni non hanno ancora avuto i soldi previsti come ristoro per la vicinanza a discariche o altri impianti o che non ci siano soldi per incrementare la differenziata?

Per quanto la gestione dell’Asia sia criticabile sia economicamente che a livello gestionale, vero è che non sono stati dati i soldi promessi per incrementare il porta a porta, qualcuno ha la forza e la volontà di dire che investire nelle 4 R (riduzione riutilizzo riciclo e recupero)  è una spesa che si trasforma in grandi risparmi domani?

Quando i nostri politici (da destra a sinistra) si riempiono la bocca di inceneritori salvifici, vogliono per cortesia spiegare dove andranno le scorie in uscita da questi splendidi impianti? Oppure ci vogliono dire come pensano di spiegare all’Europa che l’unica soluzione strutturale al ciclo dei rifiuti che siamo stati capaci di trovare sono degli impianti che vedranno la luce quando è previsto che il livello di differenziata sia del sessantacinque per cento e quindi sono “legalmente” inutili?

Come successe quindici anni fa con il piano Rastrelli/Bassolino ci ritroviamo di fronte a una scelta sulla strada da intraprendere nella gestione del ciclo dei rifiuti, oggi come quindici anni fa sembra che la risposta sia sempre orientata sulla costruzione degli inceneritori senza investire un euro sugli impianti di recupero e valorizzazione della materia, ma non si dice che errare è umano ma perseverare è diabolico? (francesco iacotucci)

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Posted in: rifiuti