Politica e buon senso a Castel Volturno

Posted on 3 ottobre 2010

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(foto di carola pagani)

Il buon senso, ma soprattutto la necessità di evitare un pericoloso scontro urbano, ha convinto la questura di Caserta a non autorizzare le due manifestazioni contro gli immigrati previste a Castel Volturno, scongiurando così una nuova Rosarno.
La prima  manifestazione, annunciata la settimana scorsa da parte di Forza Nuova per voce del suo leader nazionale Roberto Fiore, era prevista per giovedì 30 ottobre. Una volta annullata dalla questura, l’amministrazione locale di centrodestra ha cercato di “recuperarla”  per ieri, ma ha incassato lo stesso diniego. L’altro ieri in una conferenza stampa congiunta, il sindaco di Castel Volturno Antonio Scalzone insieme a Fiore ha annunciato l’annullamento delle manifestazioni.

Nel caso della prima manifestazione si chiedeva ai cittadini di Castel Voltruno di scendere in piazza per “denunciare l’assenza dello Stato che ha ridotto Castel Volturno, città di antiche tradizioni, a essere il ricettacolo di più di quindicimila immigrati clandestini, oltre metà della popolazione indigena, moltissimi dei quali dediti alla delinquenza”. Queste le parole di Fiore che nella suddetta conferenza ha rincarato la dose, sintetizzando i problemi di Castel Volturno con tre “c”: clandestini, camorra e comunisti. Ha forse dimenticato la quarta (chiesa) e il fatto che a Castel Voltruno su venti consiglieri comunali ce n’è uno solo del Pd – gli altri sono tutti di destra – e che quest’ultimo ha incassato alle ultime elezioni di marzo 2010 solo ottocento voti su ben dodicimila elettori. La seconda manifestazione, supportata da un documento approvato in consiglio comunale, riproponeva, ovviamente, lo stesso intento.

L’attenzione su Castel Voltruno e sulla presenza eccessiva di extracomunitari (non essendoci dati ufficiali ognuno spara, a secondo degli intenti, la cifra più grossa) è ritornata alla ribalta sulla cronaca nazionale due settimane fa con la commemorazione dei sei ragazzi africani trucidati dalla camorra il 19 settembre 2008. In quell’occasione il sindaco di Castel Volturno non ha partecipato all’evento perché la “prudenza” gli consigliava di aspettare la fine delle indagini della magistratura per far luce sul ruolo delle vittime, dando per scontato poi, attraverso dichiarazioni alla stampa, che fossero delinquenti abituali, sebbene il magistrato che segue il caso abbia pubblicamente escluso ogni collegamento dei sei ragazzi con ambienti criminali.

Come se non bastasse lo stesso sindaco con tutto il consiglio comunale, a esclusione di quell’unico consigliere del Pd, Alfonso Caprio, ha approvato, a seguito dell’annuncio delle associazioni di apporre una scultura sul luogo dell’eccidio, un documento in cui si afferma che “la legge impone che per la posa di statue, monumenti, targhe o altri riconoscimenti che sono espressione della civiltà di una comunità, venga interpellato il consiglio comunale come massima espressione della volontà popolare oltre a essere obbligatorio il parere della Soprintendenza”.

In un comune dove l’abusivismo ha creato oltre quarantamila abitazioni “fantasma” e un’intera città abusiva a pochi metri dalla spiaggia, ovvero Pinetamare, il sindaco nega l’autorizzazione alla posa di una scultura in ferro rimovibile di pochi metri lineari. È ovvia la strumentalizzazione per nascondere un atteggiamento poco tollerante, per usare un eufemismo, di Scalzone e della sua maggioranza contro gli extracomunitari. Atteggiamento che ha radici negli anni Novanta e sul quale il centrodestra castellano ha fondato il suo successo.

Dal suo insediamento, avvenuto a marzo 2010, il sindaco ha più volte dichiarato che i problemi a Castel Volturno sono da attribuire esclusivamente alla presenza degli extracomunitari e all’azione a sostegno di questi da parte delle associazioni umanitarie e della chiesa, su tutti il Centro Fernandes (centro di  accoglienza della Caritas) e i padri comboniani che quotidianamente forniscono assistenza materiale e sanitaria. Il documento del consiglio comunale chiede testualmente di “aprire anche una verifica rispetto al mondo dell’associazionismo, al fine di individuare e isolare i professionisti della solidarietà che da anni operano in questo nostro territorio nel tentativo di destabilizzare il territorio”.

Il documento, indirizzato al ministro dell’interno, prosegue nell’elencare le “colpe” degli extracomunitari, facendo leva sull’intolleranza diffusa (a Castel Voltuno la Lega alle elezioni europee ha preso più di cinquecento voti, tanto da essere definita come “la Pontida del Sud”). Per l’amministrazione locale – si spera non per tutti i cittadini castellani – gli stranieri sono la fonte di ogni male; vengono indicati addirittura come causa di problemi storici per i quali non hanno alcuna responsabilità, come la  mancanza di pianificazione urbanistica, i problemi demaniali, l’inquinamento del mare e del Volturno, l’erosione della costa, l’abusivismo edilizio e commerciale, l’emergenza rifiuti, ecc. Non è certo colpa degli africani se il mare è inquinato dai Regi Lagni e dal Volturno, motivo per cui il turismo estivo, ovvero il motore trainante dell’economia locale, è morto da oltre un decennio. Di certo non sono stati gli africani a scavare centinaia di cave di sabbia abusive riempiendole poi con rifiuti tossici, causando l’inquinamento delle falde e l’abbassamento della costa oggi sovrastata dalle inondazioni marine.

Seppure il numero di extracomunitari sia oggettivamente eccessivo per pensare a una concreta integrazione, non si può minacciare un’altra Rosarno. Anziché seminare odio sarebbe opportuno, in attesa di una concreta regolamentazione a livello centrale se non addirittura europeo, creare le condizioni per una vera integrazione, pianificando momenti di incontro e scambi interculturali. Ma è facile pensare che tutto questo sia finalizzato a distrarre l’opinione pubblica dai tanti problemi del territorio, di gran lunga più importanti della presenza degli extracomunitari. È paradossale, peraltro, manifestare contro i soli – gli extracomunitri – che hanno avuto il coraggio di manifestare contro la camorra. È, per sillogismo o per la proprieta transitiva, come se il consiglio comunale volesse manifestare a favore della camorra stessa. (dimitri russo)

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