Trianon, D’Angelo e i nuovi padroni

Posted on 12 ottobre 2010

0


( disegno di zebra )

C’è un teatro pubblico che non riaprirà al pubblico quest’anno, o almeno non con la solita stagione: si tratta del Trianon-Viviani di Forcella. Il doppio nome glielo aveva dato, alla sua riapertura nel 2006, il direttore artistico Nino D’Angelo, aggiungendo al nome storico l’omaggio a Viviani. Perché gli sembrava definisse l’identità dello spazio che voleva. Dopo anni bui di chiusura, il nuovo battesimo doveva portare alla creazione di un teatro “del popolo”. Con una programmazione popolare, dei prezzi popolari, un pubblico popolare. Come appunto era il teatro che faceva Viviani.

Nino D’Angelo è un mito in città. Idolatrato in modo trasversale da trent’anni. Per l’intensità delle sue canzoni, ma anche per essere l’incarnazione dell’ascesa dell’uomo della strada all’Olimpo della celebrità. Una volta nominato direttore artistico del teatro da Bassolino, l’ha saputo riempire con quasi quattromila abbonati. Un numero spropositato, un pubblico trasversale, «con la stessa composizione che si potrebbe trovare allo stadio», dicono al botteghino del teatro. Certo, un po’ alla volta, dal 2006. Certo, l’abbonamento durante la settimana costava cento euro, nel week-end, qualcosa di più. Ma il Mercadante, per esempio, teatro stabile della città e anch’esso teatro pubblico (con formule di abbonamento differenziate ma comunque abbastanza economiche), l’anno scorso di abbonati ne contava duemilacinquecento. E al contrario del teatro di Forcella non si può dire che abbia un pubblico trasversale. Non mette assieme seduti fianco a fianco come al Trianon la moglie dell’ex-detenuto, il parcheggiatore o la casalinga del Rettifilo e la professoressa in pensione.

L’abbonamento al Trianon dava diritto ad assistere a otto spettacoli. Il cartellone aveva un impianto semplice ma efficace: un paio di spettacoli musicali, di cui uno sempre del direttore, poi un’alternanza di titoli tra De Filippo, Scarpetta e Petito, a cui si addizionavano sempre i nuovi comici. Cabarettisti noti al pubblico grazie alla televisione, per la maggior parte. Ma non era la stagione la carta vincente del Trianon. I nomi che si alternavano nel cartellone, come Giacomo Rizzo, Biagio Izzo, Benedetto Casillo, Gigi Savoia, potevano trovarsi anche al Cilea, al Totò, al Troisi, o al Sannazzaro. Teatri collocati in altre zone della città, con un pubblico diverso. Teatri privati, con un’altra vocazione. Un teatro a Forcella, invece, quartiere con punte di disoccupazione altissime, e disagio sociale diffuso, sempre pieno e radicato nel territorio, serviva. Aveva una funzione sociale. Un servizio offerto al quartiere prima e alla città poi. Un deterrente, un argine, all’imbarbarimento progressivo.

Certo, avrebbe potuto diversificare la programmazione, dare più spazio a progetti e laboratori. L’orchestra multietnica è durata una sola stagione, il laboratorio con le donne del quartiere prosegue da quattro anni, con alterne vicende, a singhiozzo. Ma adesso, dopo quattro anni di onorata attività, Nino D’Angelo è stato fatto fuori. E l’assemblea dei soci (la Regione per il sessanta per cento e la Provincia per il resto) ha sospeso la stagione, volatilizzando pure i quattrocentomila euro che sarebbero entrati anche solo con gli abbonamenti. Sostengono che col cambio ai vertici di Regione e Provincia, anche le poltrone di diretta emanazione del potere bassoliniano debbano saltare. Che il teatro ha accumulato vecchi debiti ed è ora di cambiare. L’idea è che debba diventare “Teatro della canzone napoletana”, o anche “Museo della canzone napoletana”, mutando nella propria identità e nel proprio pubblico. Vogliono puntare sul turismo, si dice, sul “segmento crocieristico”. Ma le enormi navi da crociera che sbarcano a piazza Municipio sciami umani in bermuda e cappellini al seguito di un ombrello, a sera ripartono. E, di conseguenza, la riconversione significherebbe spostamento al pomeriggio degli orari di rappresentazione, e programmazione soprattutto estiva. Mandolini e tarantelle d’estate come i pastori e la paccottiglia pseudo-religiosa col Natale, pizza e sfogliatella.

Dal punto di vista economico può essere vantaggioso, ci può essere un indotto per le pizzerie vicine. Ma l’impatto sociale di un’ennesima sottrazione? Avranno considerato che togliere uno spazio di aggregazione reale alla cittadinanza per offrirlo ai turisti sbarcati dalle navi da crociera avrà un costo sociale? La nuova classe politica al potere, la Regione e la Provincia di Caldoro e Cesaro, espressione di una forza politica sempre ammantata di populismo, inaugura così il cambio della guardia? (alessandra cutolo)

Annunci
Posted in: teatro