Migrazioni e diaspore sullo schermo

Posted on 13 ottobre 2010

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“Se il corpo del migrante è espressamento inscritto in una legislazione
europea punitiva, la sua mobilità evidenzia costantemente l’instabilità
di distinzioni e confini astratti. Il migrante non è solo il sintomo storico
di una modernità in movimento; è piuttosto un’interrogazione persistente e
condensata  alla vera identità del soggetto politico odierno.
La sua precarietà è anche la nostra, dal momento che mette in mostra le
coordinate di una condizione materiale sia nella drammatica immediatezza
della vita quotidiana che nella violenza arbitraria sostenuta dal raggio
d’azione astratto della politica e della legge".
[da uno scritto di Iain Chambers per la rassegna]

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Un festival in questi giorni a Napoli – “Razzismo, immigrazione e potere dell’immagine” – cerca di interrogarsi sulle politiche e le modalità di rappresentazione del fenomeno migratorio, mettendo a confronto esperienze nate in paesi diversi. Un’occasione per incontrare alcuni importanti autori del cinema africano e della diaspora, nonché di scoprire alcuni dei protagonisti del nascente cinema migrante italiano.

Tra gli ospiti più attesi  il regista anglo-ghanese John Akomfrah, esponente di punta dell’ormai estinto Black Audio Film Collective (trasformatosi oggi nella casa di produzione “Smoking Dog” basata a Londra), un collettivo di registi della diaspora africana, caraibica e indiana che dai primi anni Ottanta ha partecipato in Inghilterra alla trasformazione del discorso pubblico sui migranti, sperimentando modalità espressive avanguardistiche. Autore di documentari controversi – come Handsworth Songs (1986), Testament (1988) o Seven Songs for Malcolm X (1993) – Akomfrah ha diretto anche diverse produzioni televisive BBC e ha scritto testi critici sul cinema africano; dall’inizio d’altronde l’attività del collettivo si sono intrecciate allo sviluppo in ambito accademico dei Cultural Studies, dialogando con teorici come Stuart Hall e Homi Bhabha.

Altro protagonista della rassegna è Manthia Diawara, critico e regista di origine maliana, direttore del centro di studi africani della New York University. Diawara è stato il primo a pubblicare un testo approfondito sul cinema africano, e da quel momento in poi ha continuato a occuparsi delle rappresentazioni cinematografiche del continente e della sua diaspora, anche attraverso mostre e festival in Africa, Europa e Stati Uniti.

In rappresentanza del nascente (e crescente) filone del cinema migrante in Italia saranno presentati lavori come quello della casa di produzione italo-nigeriana GVK di Vincent Andrew e Simone Sandretti, che traduce l’esperienza cinematografica del Nollywood nigeriano in un contesto migratorio italiano; il lavoro documentario di Dagmawi Yimer e Giulio Cederna, nato dall’esperienza di video partecipato maturata in seno al progetto dell’Archivio delle Memorie Migranti (Asinitas Onlus) che documenta le drammariche esperienza migratorie in corso, dalla Somalia e dall’Eritrea verso l’Italia passando per i carcerieri della Libia; e infine i video dell’italo-etiope Theo Eshetu, che attraverso tecniche filmiche di vario genere riflette sul modo in cui esperienza migratoria e memoria coloniale si intersecano nel contesto italiano contemporaneo. Tutti i registi saranno presenti per discutere con il pubblico, nell’ambito di una tavola rotonda moderata da Alessandro Triulzi, decano in Italia degli studi africani  e dell’analisi dei processi migratori.

A discutere dei lavori ci saranno anche altri docenti ed esponenti di istituzioni che lavorano alla promozione di prodotti cinematografici africani: José Antonio Fernades Dias, commissario della Fondazione Africa.cont, centro di ricerca, promozione e divulgazione della produzione artistica africana e della diaspora con sede a Lisbona; Manuela Ribeiro Sanches, studiosa di studi culturali e direttrice del progetto Artafrica, una piattaforma virtuale dedicata alla divulgazione della produzione artistica africana lusofona e della diaspora; Lindiwe Dovey, docente di cinema africano presso la cattedra  della School of Oriental and African Studies di Londra e co-organizzatrice del Cambridge African Film Festival; Goffredo Fofi, direttore del mensile Lo straniero, e Iain Chambers, creatore del Centro di Studi Postcoloniali dell’Università di Napoli “L’Orientale” che da anni si occupa criticamente delle politiche di rappresentazione delle culture non occidentali. [dal comunicato dell’ufficio stampa dell’Università “L’Orientale”]
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PROGRAMMA

Giovedì 14/10:

Università Orientale, Rettorato

Razzismo, migrazione e il potere dell’immagine

10h: Keynote: John Akomfrah
10h 30:
Tavola rotonda: John Akomfrah, Lindiwe Dovey (SOAS and Cambridge African Film festival), Manuela Ribeiro Sanches (Universidade de Lisboa), José Antonio Fernandes Dias (Commissario della Fondazione Africa.cont – Lisbona), Iain Chambers (Università di Napoli “L’Orientale”)
18h 00
: Lindiwe Dovey intervista John Akomfrah
19h 30
: Handsworth Songs – di John Akomfrah, presentato dal regista


Venerdì 15/10 :

17h 30 (Rettorato, Sala Conferenze): Introduce Goffredo Fofi
18h 00
(Rettorato, Sala Conferenze): Manuela Ribeiro Sanches intervista Manthia Diawara
19h 30
(Rettorato, Sala Conferenze): Sembene: The making of African cinema – di Manthia Diawara e Ngugi Wa Thiongo, presentato da Manthia Diawara


Sabato 16/10

Cinema migrante in Italia

Palazzo Mediterraneo, aula 1.1.

10h: Keynote: Manthia Diawara
10h 30:
Tavola rotonda: Alessandro Triulzi, Dagmawi Yimer, Giulio Cederna, Simone Sandretti, Vincent Andrew, Theo Eshetu, Leonardo Di Costanzo
17h
: Akpegi Boys – di Vincent Andrew e Simone Sandretti, presentato dai registi
18h30
: Soltanto il mare – di Dagmawi Yimer, presentato dal regista.
20h
: Il sangue non è acqua fresca – Theo Eshetu, presentato dal regista

INDIRIZZI:

Rettorato: Palazzo du Mesnil, Via Chiatamone 61, Napoli.

Palazzo Mediterraneo: Via Nuova Marina 59, Napoli

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Posted in: cinema