L’Aquila, una carriola di disegni

Posted on 17 ottobre 2010

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( simonetta capecchi )

da in viaggio col taccuino, 10 ottobre 2010

Ieri sono stata all’Aquila per riempire una carriola di disegni, nella zona rossa della città. Eravamo una settantina, almeno cinquanta disegnatori, divisi in tre gruppi e scortati da un gruppo di vigili del fuoco. E’ la prima volta che un gruppo così consistente di disegnatori si riunisce per un reportage collettivo, da Trieste, Bologna, Toscana, Latina, Roma, Lanciano… Da Napoli, erano con me Caroline Peyron e Ferruccio Orioli. Ci hanno accompagnato Antonio Di Giandomenico, il professor Antonio Gasbarrini e diversi cittadini aquilani attivi nell’assemblea cittadina. Quello che abbiamo visto e ascoltato è duro anche da raccontare.

La zona rossa che comprende quasi l’intero centro storico, è militarizzata, ingabbiata e puntellata. Camionette a ogni varco. Ma i cantieri di restauro quasi inesistenti.

(simonetta capecchi)

Mentre disegno arriva una signora con i genitori, protesta che deve vedere casa sua. I vigili del fuoco la fanno entrare, noi le prestiamo i caschetti. Quando tornano il padre è in lacrime. «Ho quattro case e non posso entrare in nessuna. Loro ci entrano invece, le hanno appena messe in sicurezza: hanno sfondato i tramezzi col piccone per far passare i tiranti, mi hanno fatto a pezzi tutto quello che era rimasto, i mobili…».
A via Sturzo, fuori della zona rossa, in una fila di palazzine in cemento armato i muri di tamponamento sono esplosi schizzando fuori tutto il contenuto delle case. In un mucchio troviamo frammenti di spartiti e strumenti musicali.

(simonetta capecchi)

Ferruccio Orioli fa un disegno in quattro parti. Architetto di origini veneziane, ha visto da vicino diversi terremoti, dal Friuli, al Belice, all’Irpinia. «Ma questo è il primo terremoto italiano a non avere una legge speciale che preveda la ricostruzione. Una città intera è così condannata alla scomparsa. Non ce la faccio più a guardare, finisco l’acquerello al caffè». Siamo stati male, tutti. Non so se era più il senso di impotenza, la rabbia o la vergogna.
Nel 1703 quando la città fu distrutta da un violento terremoto un illuminato Marchese della Rocca Marco Garofalo, il Bertolaso di allora, obbligò i cittadini a ricostruire le case assistendoli e sospendendo le tasse per diverso tempo. Da gennaio i cittadini qui pagheranno le tasse normalmente, arretrati compresi.

( ferruccio orioli)

Caroline Peyron ha dipinto a terra grandi fogli 50×50. “Non voglio estetizzare niente.  Spero di riuscire a dare l’idea di questa catastrofe”. Queste non sono le fascinose rovine dell’antico, quelle che venivano a disegnare gli artisti del passato, anche in Abruzzo, qui ci sono solo macerie, ci mette in guardia il professore aquilano mentre cerca di illustrarci per frammenti la ricchezza del patrimonio di una città dove hanno lasciato tracce artisti come Raffaello Sanzio. “Oggi invece ci siete voi, venuti da tutta Italia… Fate girare i vostri disegni e raccontate quello che avete visto a più persone possibili”.

(caroline peyron)

A fine giornata i disegni sono stati raccolti da Marco Preziosi, organizzatore dell’evento, per portarli a Pescasseroli dove saranno esposti il prossimo fine settimana in occasione di “Naturalmente Pescasseroli 2010”, la rassegna degli amici del COECIN. Dal 15 al 17 ottobre a via Principe di Napoli presso la sede dell’associazione. (simonetta capecchi)

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