Passione snobba rap e neomelodici

Posted on 27 ottobre 2010

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(foto di stefano esposito)

da Il Corriere del Mezzogiorno on line

CantaNapoli ha un fantastico futuro alle spalle. Visto che, ahinoi, il presente è messo faccia al muro dal passato. Una verità confermata da John Turturro nel suo Passione. Il (bel) docu-musical pone giustamente su un piedistallo l’esaltante tradizione, dal Canto delle lavandaie del Vomero a Malafemmena. Ma a rappresentare la canzone “moderna” è solo Nun te scurdà cantata da Raiz, brano che ha diciassette anni (17!). Ciò vuol dire che il presente/futuro è scomparso dalla scaletta o non c’è mai stato. E per essere più chiari: nessuno spazio per neomelodici e rappers, le uniche due voci che – oggi – conferiscono identità alla canzone napoletana non colta (come non colte erano al tempo la Tammorriata nera e Caravan Petrol).

Partiamo dai neomelodici. Musicalmente sono zero, non ci piove. Però anche le boy band internazionali musicalmente sono zero e nessuno fiata, perché i loro ritornelli e l’immagine hanno successo. Dal momento che solo riferendosi alla Napoli popolare, dei quartieri, si può parlare di “napoletanità”, ed è quanto fa Turturro quando tira di continuo in ballo il NeapelGeist, lo spirito partenopeo; il ceto medio e alto della città è invece uguale a tutte le borghesie metropolitane d’Europa: zero “spirito”. Chiudendo il sillogismo: se parli di napoletanità e punti la macchina da presa sul mercato dei Vergini o nei gironi di via Tribunali, non puoi prescindere dal mondo musicale neomelodico, melieu sonoro – oggi, ora – dell’unica Napoli possibile, la Napoli in sé, anti-globale.

Proseguiamo con i rappers. Anche degli mc’s non c’è traccia in Passione. Perché? Gruppi come Cosang, Fuossera, Uomodisu, Kid Slam, Sangue Mostro, protagonisti da diversi anni di una doppia operazione: piegare la lingua napoletana a strumento percussivo e con questo strumento restituire la Sin City meglio di chiunque altro (provate a sentire qualcosa su You Tube).

Anche la lingua è nuova, trasformata: è quella vulgari eloquentia lancinante e abbaiata dei ragazzi del film Gomorra; “’a lengua mia l’è sentut’ int’ ‘e rapine” cantano i Cosang, per far capire che anche nel dialetto esistono diversi livelli esistenziali, e il più basso di tutti, la strada degli anni Duemila, Turturro e il cosceneggiatore Federico Vacalebre l’hanno colpevolmente trascurata. Neanche un accenno simbolico. È come se avessero girato Passione negli anni Quaranta snobbando Viviani. Viviani rapper neomelodico. (alessandro chetta)

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Posted in: cinema