Rifiuti, l’esempio di Benevento

Posted on 19 novembre 2010

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( foto di janos )

da www.napolionline.org, 19 novembre 2010

Se c’è una cosa che i campani hanno capito in questi giorni è che meno rifiuti si producono e meglio è. Sembra una scelta sensata e ovvia, ma non pare per nulla essere quella auspicata nel piano provinciale di Napoli. Certo si parla di raccolta differenziata, ma di quella se ne parla da sedici anni e non si fa mai, quindi per capire se un piano è realmente rivolto a questo obiettivo bisogna vedere la tipologia di impiantistica prevista e dove si vogliono indirizzare gli investimenti e la ricerca.

Nel piano industriale della provincia di Napoli si fa menzione di “nuove tecnologie e nuovi sistemi per favorire e incrementare la raccolta differenziata … nonchè di nuove tecnologie e sistemi per la distruzione dei rifiuti non riutilizzabili e/o pericolosi…”. Non una parola rivolta al recupero di materia, quindi un piano che ha come unico obiettivo quello di mantenere i livelli minimi di raccolta differenziata ma poi tutto rivolto a bruciare il resto in inceneritori o in altri impianti.

Di tutto altro respiro l’incipit del piano rifiuti della provincia di Benevento in cui possiamo leggere che “La filosofia del presente Piano sarà incentrata sulle azioni di riduzione, riuso e riciclo delle merci e trattamento meccanico biologico, escludendo  l’utilizzo dell’incenerimento”. Nell’intraprendere questa strada la provincia di Benevento ha stilato un accordo con il centro Vedelago per costruire una linea di recupero materia da secco indifferenziato adattando una linea dell’impianto stir di Casalduni. Non un semplice revamping, ma un vero e proprio stravolgimento del ciclo; difatti ci si propone di produrre materiale plastico detto di seconda vita che sul mercato ha un prezzo di vendita di trenta-ottanta euro (a seconda della qualità), lo stir ad oggi invece “produce” rifiuto da mandare in discarica o all’incenerimento con un costo di smaltimento che va dagli ottanta ai centocinquanta euro a tonnellata.

Ovviamente vanno anche considerati i costi ambientali e di gestione negli anni di una discarica e il fatto che un inceneritore avrà un’ulteriore scarto di circa il trenta per cento della materia bruciata, che deve essere smaltita in discariche speciali. Visto l’evidente problema per la provincia di Napoli di individuare discariche nel suo territorio, mi sembra che la scelta di avere ben due inceneritori in provincia sia una carico ambientale ed economico difficilmente supportabile, senza contare, come spesso ho sottolineato, che già l’impianto di Acerra è sovradimensionato per la provincia di Napoli, se nei prossimi anni si decide di puntare sulla raccolta differenziata.

La provincia di Benevento ha fatto una scelta coraggiosa, certo avvantaggiata dal contesto urbano e dal numero di abitanti, ma in Campania decidere di diminuire i rifiuti da smaltire e adottare impiantistiche e piani volti al massimo recupero di materia è di per sé rivoluzionario. Anche in provincia di Napoli esistono molti paesi “virtuosi” e i quartieri napoletani coinvolti nel porta a porta raggiungono percentuali di raccolta eccellenti, per cui si può pensare a una graduale riconversione degli impianti esistenti coinvolgendo i comuni e i quartieri virtuosi incanalandoli in un ciclo in cui sia previsto il recupero della materia, prevedendo di allargare il bacino di utenza progressivamente incentivando, con tassazione nettamente inferiore, gli altri comuni/quartieri ad adottare sistemi di raccolta compatibili con questo ciclo. C’è una proposta simile fatta dal presidente della commissione ambiente della provincia di Napoli, Bellerè, speriamo sia approvata e applicata.

Ma allora dell’inceneritore di Napoli est che ne facciamo? Per quando dovrebbe essere pronto l’inceneritore, cioè tra tre anni, se andiamo avanti per questa strada, la provincia di Napoli non avrà abbastanza rifiuti neanche per l’inceneritore di Acerra, quindi, facciamo vedere che in sedici anni abbiamo capito la lezione e utilizziamo meglio i soldi dedicati alla sua costruzione, incentivando la raccolta differenziata, il revamping degli impianti e la costruzione degli impianti di compostaggio. (francesco iacotucci)

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