Cava Sari non è pericolosa?

Posted on 20 novembre 2010

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(foto di janos )

Sono ufficialmente annullate da ieri le ordinanze firmate nei giorni scorsi dai sindaci di Terzigno e di Boscoreale che vietavano, rispettivamente, lo sversamento dei rifiuti a cava Sari e il transito degli autocompattatori diretti alla cava. È il risultato ottenuto da interventi politici e giudiziari che hanno ribadito l’infondatezza dell’allarme legato alle sostanze inquinanti riscontrate più volte, e da tecnici diversi, nelle falde acquifere e nei terreni adiacenti alla cava. Gli sversamenti possono quindi riprendere. Dalla trascrizione di una seduta della commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti, diffusa dai comitati, emerge però che le preoccupazioni sull’inquinamento dell’area sarebbero in realtà condivise dagli stessi magistrati che le hanno negate pubblicamente, e che sperano che di questi dati “non venga a diffondersi notizia nella cittadinanza”.

Giovedì 18 novembre il consiglio dei ministri aveva approvato “misure volte ad accelerare la realizzazione di termovalorizzatori”; misure che prevedono, ancora una volta, “l’attribuzione al presidente della Regione di poteri commissariali”. Il presidente-commissario potrà disporre stavolta, “per la copertura degli oneri per l’impiantistica e le misure di compensazione ambientale”, di centocinquanta milioni di euro stanziati dai Fas (fondi per le aree sottosviluppate) destinati alle regioni. Viene inoltre prolungata fino al 31 dicembre 2011 la possibilità per i comuni di continuare a gestire la raccolta dei rifiuti che per legge doveva passare alle Province entro la fine di quest’anno. Lo stesso decreto contiene la cancellazione delle discariche di cava Vitiello (Terzigno), Andretta eValle della Masseria (Serre) dall’elenco dei siti individuati nella legge 123/2008. «Com’è noto il decreto dovrà essere convertito in legge in un tempo massimo di sessanta giorni, altrimenti decadrà: considerando che oggi è il 20 novembre, e che il 14 dicembre il governo potrebbe cadere… non ci sentiamo in una botte di ferro», dice una cittadina di Boscoreale.

Sempre il 18 novembre arriva a Terzigno il segnale che il vento sta cambiando, dopo la chiusura temporanea della discarica. La procura di Nola rende noto infatti che il sindaco Auricchio, in seguito alla stessa ordinanza che vieta agli autocompattatori di sversare i rifiuti a cava Sari, potrebbe essere indagato non solo per “interruzione di pubblico servizio”, ma anche per “procurato allarme”. L’ordinanza era stata scritta durante il consiglio comunale straordinario del 13 novembre, insieme agli avvocati che stanno offrendo sostegno legale ai comitati, certi che il sindaco potesse intervenire per “gravi ragioni di salute pubblica”. La procura di Nola sostiene che tra l’inquinamento delle falde e la presenza dell’attuale discarica non c’è collegamento. È quello che gli stessi comitati di Terzigno e Boscoreale hanno sottolineato più volte, evidenziando come l’inquinamento della falda profonda sia da attribuire alle gestioni precedenti della discarica, che per trent’anni ha accolto rifiuti industriali e tossici; ma evidentemente la procura si spinge oltre, ipotizzando che un’ulteriore carico di rifiuti indifferenziati, come quello conferito negli ultimi mesi e ripreso da ieri, possa migliorare le condizioni preesistenti e promuovere magari un auto-bonifica delle falde acquifere.

Ancora giovedì 18, di sera, la polizia rivela di avere ritrovato due bombe a mano nei pressi della cava, due ordigni “di fabbricazione jugoslava”. «Non abbiamo dubbi – dichiara il capo della Digos di Napoli Filippo Bonfiglio, come riportato da La Repubblica – che le bombe siano da collegare ai gruppi violenti della contestazione anti-discarica».

Ieri sera il consiglio comunale di Terzigno ha letto la revoca con cui il sindaco Auricchio torna sui suoi passi: gli autocompattatori possono tornare a sversare in cava Sari. «Questi amministratori non sono in grado di gestire la situazione», dicono i gruppi civici di Terzigno, che hanno abbandonato l’aula in segno di protesta. Prima di farlo però uno dei presenti ha letto pubblicamente le trascrizioni di una riunione della commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Questi documenti, sconosciuti fino a oggi e messi agli atti dal consiglio comunale, raccolgono dichiarazioni del procuratore Paolo Mancuso di Nola, lo stesso responsabile dell’indagine sul sindaco Auricchio, che ammette numerose incongruenze riguardanti la gestione di cava Sari.

Alla commissione, riunitasi il 5 ottobre scorso, nella versione diffusa ieri dai comitati, Mancuso avrebbe dichiarato che “[…] se si riferisce a cava Sari […] la provincia di Napoli, nella persona del dirigente, l’ingegnere Celano […] ha trovato una serie di inadempienze anche abbastanza gravi e significative per quanto riguarda il pericolo di infiltrazione nel terreno dei reflui, di percolati vari e così via”. […] Io spero che di tutto questo non venga a diffondersi notizia nella cittadinanza. Lei sa quale densità di abitanti, insieme ad altri insediamenti produttivi altrettanto inquinanti, vive in quel posto”. (il testo integrale è consultabile sul blog del movimento difesa area vesuviana).

Lo stesso Mancuso che un mese e mezzo dopo, il 18 novembre, ha asserito con decisione che cava Sari non rappresenta un pericolo per la salute della cittadinanza. Al di là delle dichiarazioni estemporanee, nessun tecnico dell’Arpac o dell’Asl ha messo finora la firma su un documento che certifichi e garantisca la mancanza di pericolo per la salute dei cittadini. Il pericolo c’è e non è certo un semplice problema di ‘puzza’, per quanto insopportabile”, dice il comunicato diffuso ieri dal movimento. “Se la cava Vitiello rappresentava un pericolo per il futuro, la discarica Sari e le altre non bonificate sono il pericolo di oggi. Rischia di essere allargata e continuerà a ricevere rifiuti di ogni sorta”. (viola sarnelli)

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