Rifiuti, la montagna di Santa Lucia

Posted on 31 dicembre 2010

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(disegno di diegomiedo)

«Alla gente, qua, ce piace ‘e stà ‘mmiez’ ‘a via. Camminare, piglià l’aria, vedere e farsi vedere», mi dice un signore in metropolitana. Oggi, però, trentuno dicembre, la mattinata sembra un po’ moscia. Non c’è molta gente per le vie dei negozi, né sui mezzi pubblici. A piazza Plebiscito va in scena il primo sound-check degli strumenti e degli apparecchi per il “concertone” di stasera. Sempre lo stesso.

Santa Lucia, invece, è zona di botti, e la gente comincia a prepararsi, testando quello che ha comprato, per non rischiare di fare brutta figura stasera. La paura è che qualche fuoco faccia fetecchia, dopo essersi vantati per giorni davanti ad amici e parenti, di aver acquistato “i meglio botti di Napoli”. All’angolo con via Falero, le cose vanno così: si decide un forfait con l’omino della bancarella, che una volta d’accordo con il prezzo, mette un po’ di tutto in una grande busta azzurra, pescando come si fa con la frutta o con la verdura, a casaccio.

Poco lontano c’è il palazzo della Regione, e puzza di munnezza. Eppure le strade, almeno al centro, sembrano essere un po’ più pulite. In questi giorni si è tanto parlato del rischio che i cumuli di rifiuti prendano fuoco proprio a causa dei botti sparati da centinaia di palazzi, e dei possibili accorgimenti, come spruzzare acqua in giro per la città, in modo da evitare i falò. Nella notte si è fatto quel che si è potuto, si è raccolto un po’ di immondizia in giro, e la si è portata a Chiaiano, a Caivano, o chissà dove. In provincia, però, la situazione è praticamente la stessa, e il rischio c’è. La munnezza di Santa Lucia, invece, è stata messa lì di proposito, dai cittadini dei presidi contro le discariche, a cominciare proprio da quelli di Chiaiano e Marano.

«Anni fa, in piazza Plebiscito – ricorda Antonio – un artista costruì la “montagna di sale”. Noi, invece, abbiamo deciso di costruire la montagna di munnezza, proprio davanti alla Regione, uno dei principali responsabili dello sfascio rifiuti». Sacchetti, buste di plastica, un fantoccio vestito da Berlusconi, cartelli con foto del presidente e dell’ex commissario Bertolaso, e lunghi striscioni: non manca proprio nulla alla montagna di Santa Lucia. Per concludere, anzi, il tutto viene bagnato con lo spumante, a mo’ di sfottò per la trovata di bagnare i rifiuti, in voga in questi ultimi giorni. Qualcuno riflette: «Stanno dicendo che dopo l’ultimo intervento di Berlusconi Napoli è stata pulita, proprio in queste ore. Poi però ci vengono a dire di non sparare i fuochi, perché altrimenti l’immondizia si brucia. Ma allora, l’hanno levata oppure no ‘sta munnezza?»

I comitati hanno da anni la loro ricetta per risolvere la situazione. C’è chi dice ai giornalisti, che ormai conoscono uno a uno, che «ci diciamo le stesse cose da secoli, voi le stesse domande, e noi le stesse risposte». Le ricette, ovviamente, sono raccolta differenziata, riciclo totale, siti di compostaggio e trattamento meccanico a freddo. Una signora di Bacoli mi spiega qual è stata la sua soluzione, una volta stanca di aspettare: «Ho comprato un macchinario, l’ho piazzato in giardino, e il compost lo faccio da me. Ogni sera metto la parte umida dei rifiuti lì dentro, e ne viene fuori terriccio, come se fosse una magia. Poi lo metto in giardino, e così ho levato da mezzo una buona parte dei rifiuti, senza aspettare il comune, la provincia, la regione o Berlusconi». Sembra molto informata,  e mi spiega che nei paesi baschi questa è prassi abbastanza usata. Ci sono ristoranti, attività commerciali che si consorziano, e con i fondi dell’Unione europea riescono a comprare un macchinario da circa diecimila euro, che risolve il problema nella maniera migliore possibile. «So che è sbagliato – conclude – perché noi paghiamo le tasse, e ci dovrebbero pensare loro. Ma visto che se ne fregano, piuttosto che morire avvelenata faccio da me».

I manifestanti sono volti noti, le facce che si vedono ormai da anni al presidio di Chiaiano. Nonostante tutto non hanno mollato, e continuano a dire la loro, ostinandosi a proporre soluzioni ignorate da più parti: «Abbiamo un piano rifiuti tutto nostro pronto da mesi, l’abbiamo proposto a tutti, ma nessuno ha la volontà di darci retta. I soldi che si impiegherebbero nel far partire in maniera seria la differenziata, e costruire i macchinari veramente adatti a uno smaltimento ecologico, in realtà, ci sono e ci sono sempre stati. Basterebbe pensare quanti se ne sono buttati in questi anni in progetti sbagliati da capo a piedi, a cominciare dal termovalorizzatore di Acerra». Verso l’una mi allontano, lascio il presidio, con la montagna di munnezza che rimane, scortata dai blindati della polizia, all’esterno del palazzo.

Anche a piazza Plebiscito, forse per vegliare sugli strumenti preparati per il famoso “concertone”, le forze dell’ordine sono presenti e all’erta: tre camionette, alle rispettive entrate della piazza. È ora di pranzo, ma nonostante il tempo si stia guastando, il movimento per strada si vede: «Alla gente, qua, ce piace ‘e stà ‘mmiez’ ‘a via», ripenso. «Camminare, piglià l’aria, vedere e farsi vedere». (riccardo rosa)

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