N°34 / Settembre 2010

(copertina di Malov)

In copertina, pag.5-6-7 – Catena di smontaggio. Dopo le giornate infuocate di giugno, sulla Fiat di Pomigliano è tornato il silenzio. L’azienda, incassato il risultato ambiguo del referendum, si riserva l’ultima parola sul futuro. Intanto la cassa integrazione continua. E Marchionne scrive agli operai…

Pag. 2-3 – Rewind: Un’estate calda e senza grazia. Le case crollano ad Afragola, i treni deragliano a Gianturco, le forze dell’ordine irrompono…

Pag. 4I soliti ignoti della munnezza campana – Un trattamento sanitario letale – Vesuvio, il balletto delle discariche

Pag. 8-9 Il manicomio è criminale: un reportage dall’Opg di Secondigliano

Pag. 10-11Terra in via d’estinzione. In Campania il settore agricolo rischia di sparire. Coltivare non conviene più e le piccole aziende chiudono sotto la pressione della grande distribuzione. L’esperienza di un agronomo di Acerra. Primi appunti per un’inchiesta tra i contadini

Pag. 12 – Via Padova non è Milano. Dopo la morte di un ragazzo egiziano in seguito agli scontri del febbraio scorso, una strada multietnica milanese finisce sulle prime pagini nazionali. Il comune reagisce adottando il “coprifuoco”, gli abitanti organizzano una festa dal titolo provocatorio.
La gabbia umanitaria del rifugiato. A passeggio sulle rive dell’Adige con il curdo Fatih, costretto in una vita a una dimensione

Pag. 13 – Ultima fermata Ostiense. A Roma decine di giovani afgani, intrappolati da un’assurda legge europea, attendono il riconoscimento dello status di rifugiati politici. Vivono nelle baracche della stazione Ostiense, sognando un lavoro impossibile e una vita dignitosa

pag. 14 – Flussi, ritorno in Irpinia. Il festival di musica elettronica punta su territorio e ospitalità. Noreno e il mistero della nebbia, primo episodio

Pag. 15 – Film: “L’amore buio”, il ritorno di Capuano alle due città. Libri: Zoo col semaforo di Piccirillo. Riviste: Ristretti Orizzonti, una rivista dal carcere

Pag. 16 – I migranti di Buenos Aires. Nella zona sud della capitale argentina si concentrano tremila laboratori tessili che utilizzano la manodopera dei migranti boliviani costretti a lavorare in condizioni di schiavitù. I lavoratori si uniscono in cooperative e cercano una via d’uscita

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